Gli israeliani si preparano a votare per la prima volta dall'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dalle guerre che Israele ha poi combattuto a Gaza, in Libano e in Iran. Non è stata ancora fissata una data, ma le elezioni dovrebbero tenersi entro la fine di ottobre. Nel sistema parlamentare israeliano i risultati sono difficili da prevedere. La coalizione del primo ministro uscente, Benjamin Netanyahu, è da tempo in difficoltà nei sondaggi. Per oltre un anno, il principale sfidante è stato Naftali Bennett, leader di destra che aveva già spodestato Bibi nel 2021. Ma un altro candidato sta superando Bennett in molti sondaggi diventando la principale minaccia per il primo ministro in carica. Il suo nome è Gadi Eisenkot.
Eisenkot è un ex capo militare e ha perso un figlio a Gaza. Ideatore della "dottrina Dahiyeh”, approccio che si è concretizzato con il pesante bombardamento appunto di Dahiyeh, la periferia meridionale di Beirut, roccaforte di Hezbollah. La strategia prevede di annientare i nemici con una forza sproporzionata attraverso pesanti raid contro anche le infrastrutture civili. Secondo Eisenkot l'esercito di Tel Aviv dovrebbe essere libero di attaccare Hezbollah ovunque in Libano e ritiene che il cessate il fuoco richiesto da Donald Trump ha creato una "realtà folle" che limita l'azione delle forze israeliane. Eisenkot, 66 anni, è un outsider e un falco nella sicurezza. Ha umili origini e ciò è all’opposto della carriera di Netanyahu che ha scalato le vette della politica ed è implicato in casi di corruzione.
Figlio di immigrati marocchini, Eisenkot sta guadagnando terreno soprattutto tra gli elettori di origine ebraica mediorientale e nordafricana, o mizrahi, un gruppo talvolta svantaggiato nella società israeliana. E’ stato un comandante di spicco nella guerra contro Hezbollah del 2006, capo di stato maggiore dal 2015 al 2019. Suo figlio, Gal Meir, di 25 anni, è stato ucciso in servizio a Gaza nel dicembre 2023. Anche due dei suoi nipoti sono morti in guerra. Inoltre, essendo nuovo in politica, ha meno scheletri nell'armadio rispetto ai suoi avversari. È stato eletto alla Knesset, il parlamento israeliano, solo nel 2022. È entrato a far parte del gabinetto di guerra di Netanyahu dopo gli attentati del 7 ottobre, ma si è dimesso dopo otto mesi. Nonostante le sue critiche a Netanyahu, inizialmente ha appoggiato le guerre a Gaza, in Libano e in Iran. Lui però era fautore di una conclusione molto più rapida dei conflitti da affiancare subito a iniziative diplomatiche. In più casi critico nei confronti di Netanyahu. Ritiene che le ambizioni di Bibi di ridisegnare la mappa del Medio Oriente non siano mai state realistiche.
Il suo partito centrista Yashar (in ebraico ישר) è ormai quasi popolare come il Likud di Netanyahu. Yashar è una parola ebraica che significa "dritto" o “onesto” e potrebbe essere in una posizione migliore rispetto al Likud anche per formare una coalizione. Un altro partito guidato dall'ex primo ministro Naftali Bennett pure è in lizza. Una vittoria di Eisenkot potrebbe non portare a un cambiamento della politica regionale israeliana che ha fatto perdere popolarità a Israele negli Stati Uniti e in Occidente. Eisenkot ha attaccato Netanyahu per essersi piegato troppo facilmente alle richieste statunitensi di un cessate il fuoco in Libano. E definisce "irrilevanti" le richieste di uno Stato palestinese.
Viene criticato per il suo inglese incerto, che lo metterebbe in difficoltà nel tessere le relazioni diplomatiche. Eitan Shamir, direttore del Centro Begin-Sadat per gli Studi Strategici all'Università Bar-Ilan lo definisce così: "È una persona molto simpatica, non un politico, una persona comune, qualcuno che potrebbe essere il tuo vicino di casa o un collega. Non è troppo sofisticato. La gente sente di potersi immedesimare in lui”.
Ma Netanyahu potrebbe ancora riuscire a tornare al potere. Bibi è definito da alcuni analisti un Houdini della politica, perché riesce sempre a uscire da situazioni apparentemente insormontabili. Anche questa volta potrebbe farcela.