La netta sconfitta alle elezioni di Midterm pone inevitabilmente, a due anni dalle presidenziali, il Partito repubblicano di fronte a un bivio: superare il trumpismo o continuare nel solco delle politiche Maga (Make America Great Again). Si tratta di un dibattito iniziato da tempo ma il risultato del voto rende non più rimandabile una riflessione su quale strada debba intraprendere il Gop se non vorrà ritrovarsi nel 2028 con un presidente democratico alla Casa Bianca.
Negli ultimi dieci anni il Partito repubblicano è stato plasmato da Trump sulle posizioni Maga con una progressiva rimozione dai ruoli di poteri di figure ascrivibili alle altre componenti che storicamente caratterizzavano il partito. Se nel suo primo mandato personalità ascrivibili all’establishment repubblicano svolgevano incarichi importanti a cominciare dal vicepresidente Mike Pence passando per Mike Pompeo o John Bolton, nel suo secondo mandato le componenti neo con o i conservatori tradizionali sono stati sostituiti da nuovi esponenti politicamente nati e cresciuti nel mondo Maga. Va detto che in questo processo il Partito repubblicano tradizionale non è esente da colpe dopo le presidenze Bush ma, quanto avvenuto negli ultimi anni, è stato un fatto inedito per il Gop con una progressiva marginalizzazione delle varie anime repubblicane a discapito del mondo Maga. Ciò ha determinato che i repubblicani non allineati con Trump venissero messi da parte con il risultato che anche negli stati rossi non hanno contribuito alla campagna elettorale contribuendo al pessimo risultato. L’autore conservatore Rod Dreher ieri ha pubblicato una riflessione nella sua newsletter intitolata «Il culto della personalità di Trump e il suicidio dei sostenitori di Maga» in cui ha usato parole dure contro il presidente: «Meglio non sentire mai più l’espressione Sindrome da delirio anti-Trump. La vera sindrome, da questo momento in poi, è credere che Trump rappresenti un futuro per il Partito Repubblicano e il conservatorismo americano».
Dreher ha poi aggiunto: «Per dirla in altro modo, non credo che il conservatorismo nazionale in sé abbia fallito; credo che Trump abbia fallito».
Da qui la considerazione: «I Repubblicani, e il più ampio movimento conservatore, si trovano ad affrontare il compito di ricostruire in mezzo a un uragano. Ma dobbiamo ricostruire».
Se è prematuro affermare che il risultato delle Midterm determini l’inizio dell’epoca post-trumpiana per il Partito repubblicano, di sicuro accelera la corsa alla sua successione con JD Vance e Marco Rubio che rimangono favoriti (Vance ha puntato il dito contro la guerra in Iran come motivazione della sconfitta) ma anche Ron DeSantis potrebbe tornare in corsa. Il governatore della Florida, forte del risultato ottenuto nel suo stato, non ha usato mezzi termini per commentare il voto: «Siamo vicini a un evento vicino al livello di estinzione per i Repubblicani in molte parti del Paese».
Oltre a chi sarà il candidato bisognerà però capire quale linea adotterà il Partito repubblicano nei prossimi anni. La discussione è solo all’inizio come dimostra il dibattito su storiche riviste repubblicane come The American Conservative e National Review.
