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Politica estera

La finta deriva autoritaria

Si chiama democrazia dell’alternanza e prevede che un governo venga rispedito a casa se non è gradito ai cittadini

epa13353724 United States President Donald J Trump speaks to press inside the ballroom construction site at the White House in Washington, DC, USA, 04 November 2026. The President signed the final steel beam that will go inside the newly constructed ballroom, and was joined by construction workers who had worked on the project. EPA/ANNABELLE GORDON / POOL

Siamo in grado di fornire alla sinistra italiana una notizia in esclusiva mondiale: Donald Trump non è un dittatore e gli Stati Uniti, nonostante tutto, non si sono trasformati nella Corea del Nord ma sono, ancor oggi, la più grande democrazia liberale del mondo.

E - rimanga tra di noi -, possiamo anticipare un secondo scoop di dimensioni globali: anche lo Stato d’Israele è rimasto legato alle tradizioni e alle consuetudini democratiche e Bibi Netanyahu non è un Kim Jong-un meglio vestito e che ha fatto l’Ozempic. Le prefiche del mondo radical si asciughino le lacrime e si mettano l’anima in pace: anche questa volta il pericolo è scampato. O, più probabilmente, non è mai esistito. Come hanno ampiamente dimostrato la maiuscola débâcle del presidente Usa alle elezioni di Midterm e la bocciatura di Netanyahu alle ultime consultazioni parlamentari.

Si chiama democrazia dell’alternanza e prevede che un governo venga rispedito a casa se non è gradito ai cittadini. Ed è la fondamentale differenza con i regimi autocratici.

Anche se qualcuno - tipicamente dislocato a sinistra o nei paraggi - finge di dimenticarsene e, nel tempo fisiologico che intercorre tra una consultazione e l’altra, grida alla dittatura.

La lista delle sentinelle della democrazia che per due anni hanno lanciato allarmi sovreccitati è sterminata e va dai salotti di New York fino ai portici di Bologna. Ecco alcuni degli italiani che hanno coraggiosamente denunciato la deriva totalitaria: Roberto Saviano («tirannide»), Romano Prodi («Trump odia la democrazia»), Tomaso Montanari («Pericolo per la democrazia»), Romano Prodi («Regressione democratica»), Nicola Zingaretti («Con Trump muore la democrazia»), Mario Monti («Gli Usa non sono più una democrazia liberale»). Dichiarazioni invecchiate decisamente male.

La democrazia Usa è più forte anche dei tipi un po’ da saloon come Trump.

Ed è persino più forte dei pregiudizi del mondo progressista.

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