Per Donald Trump le elezioni brasiliane sono state «una disgrazia», ma lui è stato super partes per rispettare l’esplicita richiesta di Lula. «Ho seguito le elezioni e non ho preso una parte. L’attuale presidente mi ha chiesto di non schierarmi e io non l’ho fatto. Ma quando ho visto cosa è successo in Brasile è stata una disgrazia», ha dichiarato il presidente statunitense ieri, annunciando di voler parlare presto con il suo omologo brasiliano. Parole chiare che mettono a nudo un processo elettorale che, agli occhi di Washington, ha lasciato più ombre che certezze. A completare il quadro ieri è arrivata la spiegazione di Paulo Figueiredo sugli errori della lettera di Flávio Bolsonaro. L’influencer ha smontato le teorie complottiste più fantasiose: lo stemma antico con la dicitura Estados Unidos do Brazil e l’autopresentazione come «vero presidente eletto» sarebbero stati generati da ChatGPT. La squadra del senatore aveva chiesto all’intelligenza artificiale di inserire lo stemma e il sistema aveva ripescato una versione precedente del testo. Un episodio quasi comico che i detrattori avrebbero trasformato in arma di propaganda. Nel frattempo, Eduardo Bolsonaro ha pubblicato una foto con il fratello Flávio dopo il loro ritrovo negli Stati Uniti. «Ieri è stato un giorno lungo, forse il più lungo della mia vita. Ma ce l’abbiamo fatta. Anche da fuori non abbandoneremo il Brasile», ha scritto l’ex deputato, ribadendo la determinazione della famiglia a continuare la battaglia politica dall’estero.
Sul fronte interno, il governo Lula ieri ha mostrato il suo volto più radicale. Il ministro della Segreteria di governo, Guilherme Boulos, ha lanciato un attacco diretto a chiunque chieda la responsabilità fiscale: «Chi sta difendendo un aggiustamento che tagli le politiche sociali non ha capito nulla di queste elezioni. Il maxi-taglio è stato sconfitto. Il candidato di Wall Street ha perso ed è scappato negli Stati Uniti. L’agenda economica sarà quella che ha vinto, non quella che ha perso». Parole che suonano come un rifiuto ideologico del mercato e un invito a proseguire sulla strada della spesa pubblica senza freni. Prosegue intanto la caccia alle streghe giudiziaria contro Paulo Guedes, l’ex ministro dell’Economia di Jair Bolsonaro che durante la pandemia salvò il Paese dal collasso con misure coraggiose e pragmatismo. La Polizia Federale lo indaga per presunti crimini contro il sistema finanziario legati a una società di criptovalute.
