Difficile che un ministro si dimetta per essere troppo dentro la materia del suo dicastero. Eppure a Natalie Fleet, 42enne deputata laburista, è capitato proprio questo, ma c’è una spiegazione piuttosto drammatica. Fleet il 12 maggio scorso era stata incaricata dall’allora governo Starmer di occuparsi del delicato dossier della tutela delle persone vulnerabili, come sottosegretario del ministero dell’Interno. Sembrava la persona giusta dopo le polemiche dimissioni del suo predecessore Jess Phillips, secondo il quale era impossibile fare progressi sul dossier visto l’atteggiamento del primo ministro londinese.
Ma è proprio il forte coinvolgimento personale ad aver spinto la Fleet ad arrendersi dopo poco più di due mesi di impegno governativo. La donna infatti all’età di 15 anni era stata adescata e stuprata da un uomo ed era rimasta incinta. La futura deputata, «una bambina», come dice ora lei, aveva portato avanti la gravidanza e aveva dato alla luce una bambina che oggi «è l’amore più grande della mia vita». Ma l’evento traumatico ha segnato in modo indelebile la sua vita e l’ha spinta ad affrontare l’incarico con passione e coinvolgimento, ma anche a rendersi conto di non avere forza abbastanza: «È stato l’onore della mia vita - ha scritto in un post su X - essere ministro per la tutela delle persone vulnerabili. Mi sono però resa conto molto rapidamente che il contenuto del lavoro era profondamente traumatico per me». E «le vittime meritano qualcuno che possa dare il meglio di sé».
Le dimissioni seguono di pochi giorni la formazione del nuovo governo laburista guidato dal premier Andy Burnham, che aveva mantenuto Fleet nel ruolo. Fleet aveva già parlato in precedenza della sua tragica esperienza, che aveva scatenato in lei un profondo senso di «vergogna». Un sentimento che in lei si riproduceva giorno dopo giorno affrontando i casi specifici dell’incarico ministeriale. Alla Bbc Fleet ha spiegato che la natura del suo ruolo comportava il «venire continuamente a contatto con il peggio dell’umanità», aggiungendo: «Io so che cosa vuol dire non essere visti e non essere ascoltati».
