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Politica estera

La musica pro Pal “isola” Ed Sheeran. Esclude un rapper e tutti lo mollano

Macklemore fuori dai live. Aveva gridato sul palco: Palestina libera. I rocker si schierano

Bufera Il cantante Ed Sheeran durante la tournée negli Stati Uniti

E così l’hanno lasciato solo, proprio lui, Ed Sheeran, la più innocua delle popstar, forse la più apolitica di tutte. Riassunto. Attualmente Ed Sheeran è in tour negli Stati Uniti. Un tour di cui lui è l’attrazione principale di uno show con altri artisti che si esibiscono prima del suo concerto, insomma gli «apripista». Il 4 settembre uno di loro, ossia Macklemore, cantautore rapper non più di primo pelo (ha 43 anni) si è scatenato in una aringa a favore della «Palestina libera» cantando anche il brano Hind’s hall, ispirato dalla morte della piccola Hind Rajab uccisa a Gaza. Apriti cielo. L’Israeli American Council, lobby della comunità israeliana americana, ha lanciato una petizione spiegando che «è un concerto di Ed Sheeran, non un comizio politico o una manifestazione di protesta». Anche la cantante Pink si è fatta sentire rivendicando di voler la libertà di affermare «da madre ebrea, di aver paura, senza sentirmi dire che la nostra paura è propaganda». Risultato: Macklemore è fuori dal tour «per volontà dei promoter, non mia», come ha spiegato Ed Sheeran. Però anche gli altri «apripista» lo hanno subito mollato per solidarietà e quindi un concerto corale è diventato, di fatto, un concerto «solo». Sia Finneas, fratello della rivelazione Billie Eilish, che il cantautore irlandese Aaron Rowe, la band danese Lukas Graham e il gruppo folk irlandese Beoga, che si esibiva ogni sera con Sheeran, hanno fatto i bagagli e tanti saluti a tutti. In sostanza Ed Sheeran, classe 1991 da Halifax nel West Yorkshire inglese, bonario e impegnatissimo nelle cause benefiche (una anche al fianco del leader del Partito Laburista Jeremy Corbyn) si è ritrovato con il cerino in mano e la sottintesa accusa di essere a favore di Benjamin Netanyahu, cosa che in questo momento equivale a una messa al bando. Lui, smarrito di fronte alla polemica e impreparato ad affrontarla, ha provato a precisare via social di essere «sconvolto dal conflitto tra Israele e Palestina. La sofferenza e il dolore causati da entrambe le parti rappresentano una tragedia umana». E poi, tentando una timida replica, ha scritto la cosa al momento più sensata nella vicenda: «Scelgo di usare la mia fama per tenere le conversazioni aperte, non chiuse. Se ascoltiamo solo chi grida non cambierà mai nulla». E tra chi grida c’è anche Roger Waters dei Pink Floyd che in un video ha detto papale papale: «Ed, ho solo un messaggio per te. Ci sono due tipi di persone al mondo: ci sono quelle che fanno la cosa giusta. Il rapper Macklemore sarebbe una di quelle persone. E poi ci sono stro... come te che fanno la cosa sbagliata». Alla faccia della pacatezza.

Insomma, anche questo caso, come quello di Thom Yorke dei Radiohead (contestato tempo fa in concerto per un presunto appoggio a Israele poi smentito), conferma che la mappa geopolitica del rock si è di nuovo ridisegnata. Da una parte chi non commenta. Dall’altra chi fa annunci «pro Pal» e insulta chi non li fa.

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