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Politica estera

Mamdani usa il 7 ottobre per attaccare Israele: “Genocidio in corso”. Bufera a New York

Nel giorno dell’anniversario della strage di Hamas, il sindaco dedica gran parte del suo messaggio alle accuse contro lo Stato ebraico

La novità newyorchese è un campo largo reale

Il giorno è quello del 7 ottobre. L’anniversario del massacro compiuto da Hamas in Israele, oltre 1.200 morti e 251 ostaggi trascinati nella Striscia di Gaza. Ma nel messaggio con cui Zohran Mamdani decide di ricordare quella strage, il sindaco di New York riserva poche righe alle vittime israeliane e molte di più alle accuse contro lo Stato ebraico. Una scelta che negli Stati Uniti ha immediatamente acceso la polemica.

“Quel giorno Hamas uccise più di 1.100 israeliani e ne rapì altri 251. Piangiamo insieme ai nostri amici e vicini che portano ancora con sé quella perdita inimmaginabile”, scrive Mamdani nella dichiarazione diffusa dal suo ufficio. Poi, però, cambia subito registro. “La sofferenza non è iniziata né finita quel giorno”, sostiene, prima di accusare il governo israeliano di un “genocidio devastante e ancora in corso a Gaza”. Nel testo compaiono anche riferimenti a “occupazione”, “apartheid” e “crimini di guerra”, oltre all’accusa agli Stati Uniti di essere complici attraverso le forniture militari a Israele.

Ed è proprio la scelta di concentrare gran parte del messaggio del 7 ottobre sulle responsabilità israeliane ad aver provocato le reazioni più dure. Un tentativo di trasformare l’anniversario dell’attacco di Hamas in una nuova occasione per colpire Israele. A contestare Mamdani è stato anzitutto l’ambasciatore israeliano all’Onu Danny Danon, secondo il quale il sindaco starebbe cercando di “dirottare” l’unica giornata dedicata alle vittime e ai sopravvissuti del massacro per riproporre le proprie accuse contro lo Stato ebraico.

Interpellato dal New York Post, Danon ha usato un paragone particolarmente duro: sarebbe, ha spiegato, come utilizzare l’11 settembre per parlare nello stesso momento delle vittime americane e di al-Qaeda. La critica non riguarda dunque soltanto quello che Mamdani ha scritto, ma soprattutto quando ha scelto di scriverlo.

Ancora più esplicito Jonathan Greenblatt, amministratore delegato dell’Anti-Defamation League. Greenblatt ha rimarcato che nel messaggio del sindaco non compare neppure una volta la parola “ebrei” e lo ha accusato di utilizzare la giornata dedicata al ricordo della più grave strage di ebrei dai tempi della Shoah per rilanciare le proprie consuete posizioni anti-israeliane. “Stai strumentalizzando un giorno destinato al lutto”, è in sostanza l’accusa rivolta a Mamdani.

Nel mirino è finito anche l’utilizzo dei numeri sulle vittime palestinesi. Mamdani cita oltre 74 mila morti a Gaza, tra cui più di 21 mila bambini. Le cifre arrivano dal ministero della Sanità della Striscia controllato da Hamas, che nelle proprie statistiche non distingue sistematicamente tra civili e combattenti.

La polemica pesa ancora di più perché non arriva nel vuoto. Mamdani ha più volte definito quella israeliana a Gaza una politica genocidaria e negli ultimi mesi ha ripetuto le proprie accuse contro Benjamin Netanyahu, sostenendo anche la necessità di rispettare i mandati della Corte penale internazionale. Alla domanda se stesse proponendo una lettura unilaterale del conflitto, il sindaco ha replicato di considerare il 7 ottobre “un orribile crimine di guerra”, ma di ritenere necessario applicare lo stesso metro a tutte le parti.

È proprio questa impostazione, però, che nel giorno simbolicamente più doloroso per Israele e per una larga parte della comunità ebraica americana ha fatto esplodere il caso. Il 7 ottobre Mamdani ha ricordato la strage. Ma subito dopo ha riportato al centro del discorso Israele, Gaza e le sue accuse al governo Netanyahu. E a New York, dove le tensioni sul Medio Oriente si riflettono ormai da anni anche nelle piazze e nelle università, è bastato questo per trasformare una commemorazione in una nuova battaglia politica.

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