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Politica estera

La “tempesta perfetta” sul Texas: così i democratici hanno abbattuto il muro rosso

Dalla vittoria di Talarico alla sconfitta di Abbott, l’onda blu conquista anche le roccaforti repubblicane. Decisivi gli errori del Gop, il malcontento contro Trump e la svolta centrista dei dem

Il crollo del muro rosso negli Stati Uniti passa dal clamoroso successo dei democratici in Texas. Da decenni lo Stato che più di tutti simboleggia il conservatorismo americano non si colorava di blu. Il merito è di un candidato, James Talarico, che ha saputo mostrarsi moderato e accogliente verso tutti, repubblicani inclusi. Un’operazione favorita anche dalla scelta del Gop di puntare sul controverso Ken Paxton. Ma la vittoria di Talarico è maturata all’interno di un contesto politico ed elettorale che ha favorito i democratici su tutti i fronti.

Su questa scia si colloca anche il successo di Gina Hinojosa, che nella corsa per diventare governatrice ha sconfitto Greg Abbott. Ma non solo. I dem hanno conquistato anche la carica di vicegovernatore, con Vikki Goodwin, e quella di procuratore generale, un ruolo che in passato era stato ricoperto proprio da Paxton, con Nathan Johnson. La ciliegina sulla torta? La conquista della maggioranza alla Camera dei rappresentanti del Texas.

La geografia dell’onda blu: anche le roccaforti repubblicane si spostano a sinistra

Per avere un’idea di quanto sia stato profondo il terremoto elettorale basta guardare alla geografia del voto. Come nota il New York Times, ogni contea dello Stato si è spostata verso sinistra. Persino contee come Jefferson, nella regione dei Piney Woods, nel Texas orientale; Lubbock, appena a sud del Panhandle; e Midland, nel bacino del Permiano, storico epicentro dell’industria petrolifera e del gas texana, hanno registrato uno spostamento verso i democratici.

Persino Collin County, roccaforte di Ken Paxton e un tempo ritenuta così saldamente repubblicana da essere soprannominata la “contea di Paxton”, è passata al campo democratico. Complessivamente, i democratici hanno conquistato 28 contee che nel 2024 avevano votato per Donald Trump.

Un discorso analogo vale per le aree suburbane delle grandi città, come Dallas e Houston, e persino per i centri urbani già democratici, dove Talarico ha incrementato i consensi rispetto a quelli ottenuti da Kamala Harris nel 2024.

Lo spostamento di voti in Texas
Lo spostamento di voti in Texas

L’onda blu non ha risparmiato nemmeno i distretti ridisegnati su impulso di Donald Trump per favorire i repubblicani: dei cinque nuovi distretti, i dem ne hanno conquistati quattro. Inoltre, i democratici hanno recuperato terreno in molti distretti lungo il confine con il Messico, aree in cui, appena due anni fa, Trump aveva registrato guadagni considerevoli.

La strategia democratica e gli errori del Gop

Dietro questi numeri non c’è stata soltanto un’accurata selezione dei candidati, ma anche una precisa scelta di temi e strategie elettorali. Come ha scritto il New York Times, il successo è legato a un lungo lavoro di organizzazione sul territorio e alla capacità del partito di presentare candidati in quasi tutte le competizioni, dal Senato statale fino ai consigli dei distretti scolastici. Il Gop, invece, non ha fatto altrettanto, lasciando campo libero ai democratici in diversi collegi.

Il Partito repubblicano, dal canto suo, ha puntato sulla convinzione che il Texas sarebbe rimasto conservatore a prescindere e che, quindi, la strategia migliore fosse spostarsi ulteriormente a destra. In questo modo sono emersi candidati radicali, come Paxton, che però non sono riusciti a convincere gli elettori.

Lo spsotamento di voto nelle contee del Texas
Lo spsotamento di voto nelle contee del Texas

Il paradosso di Talarico: vincere al centro con una campagna populista

Paradossalmente, i democratici hanno vinto proprio perché hanno saputo spostarsi verso il centro. Talarico, ex seminarista, ha condotto una campagna populista basata sull’abile contrapposizione tra popolo ed élite, lo stesso tema che Trump aveva cavalcato nel 2016.

Talarico, in più di un’occasione, ha dichiarato di non voler rendere il Texas blu, cioè democratico, ma viola, riportando al centro della politica un approccio bipartisan, lontano dalla polarizzazione.

A questa impostazione fa da specchio, per esempio, quella di Hinojosa, che durante la campagna elettorale ha dimostrato di volersi concentrare su temi pragmatici, come la battaglia contro la proliferazione dei data center, una questione che preoccupa ormai elettori democratici e repubblicani.

La tempesta perfetta dietro la vittoria

Il consulente politico texano Mike Stevens ha spiegato al portale Lubbock Lights che la vittoria democratica è il risultato di una «tempesta perfetta», alimentata da diversi fattori:

  • Il rigetto delle politiche di Donald Trump.
  • L’insoddisfazione nei confronti di Ken Paxton.
  • Il malcontento per le politiche sull’istruzione pubblica.
  • La mobilitazione di elettori che normalmente non partecipano alle primarie di partito.

A questi elementi si aggiungono questioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana degli americani. A pesare sul voto sono stati soprattutto l’aumento del costo della vita, aggravato dalla guerra in Iran e dai dazi, e l’approccio repressivo dell’ICE sul fronte dell’immigrazione.

Molte contee meridionali chiedevano un controllo rigoroso e regolamentato del confine, ma non le retate e le operazioni indiscriminate contro gli immigrati. Una distinzione che ha contribuito a orientare le scelte di molti elettori latinos, tornati in questa tornata elettorale a sostenere i democratici.

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