Gli americani scelgono chi controllerà il Congresso negli ultimi due anni di presidenza di Donald Trump al termine di una campagna elettorale giocata sul costo della vita e sulla guerra contro l’Iran, con quasi 60 milioni di elettori che hanno votato in anticipo per le midterm e la Casa Bianca che ha mandato ai seggi di tutti i 50 stati un numero record di osservatori del dipartimento di Giustizia. A urne aperte, il tycoon si è mostrato ottimista: «Penso che i risultati saranno meglio del previsto», ha detto a Fox News, assicurando che «abbiamo tutto sotto controllo». «Fate finta che io sia sulla scheda elettorale, fate quello che volete, ma dobbiamo andare a votare. Se la nostra gente va a votare, vinciamo con un margine schiacciante», ha poi ripetuto, sostenendo che «quando il mio nome è sulla scheda ho sempre vinto, otteniamo il 50% di voti in più rispetto a quando non ci sono». E nel primo pomeriggio di ieri ha rilanciato un risultato dell’isola di Guam interpretandolo come un segnale positivo: «Guam, da sempre considerata un territorio fortemente democratico, ha appena visto l’assegnazione anticipata della vittoria ai repubblicani per la carica più importante, quella di governatore: congratulazioni a Tony Ada. Inoltre, i repubblicani hanno ottenuto la maggioranza nel Senato locale». Mentre il figlio del presidente, Donald Jr, ha evocato l’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk per mobilitare gli elettori Gop. Le elezioni di medio termine sono generalmente viste come una forma di referendum sul presidente in carica, e pochi leader hanno polarizzato l’opinione pubblica così fortemente come Trump, che ha deciso di seguire la notte elettorale alla Casa Bianca, con un ricevimento a porte chiuse nella East Room. Intanto, Pennsylvania Avenue comunica che la first lady Melania giovedì riunirà nella residenza presidenziale funzionari ucraini e russi, e il comandante in capo annuncia lo stop a fine anno di 4 miliardi di dollari in aiuti a Israele. La giornata di ieri ha visto lunghe code ai seggi in Georgia, New York, Michigan e Pennsylvania, mentre in Florida, ma soprattutto in Arizona e Utah, il maltempo ha ostacolato il voto, con strade interrotte, comunità isolate e seggi temporaneamente inaccessibili. Secondo alcuni esperti di elezioni di Wall Street Journal e New York Times, per conoscere i risultati delle midterm in alcuni stati ci potrebbero volere settimane, e se sono decisivi per la conquista di Camera o Senato si potrebbe dover aspettare per sapere chi avrà il controllo del Congresso. In zone con lo scrutinio rapido, come la Florida, è possibile conteggiare e proiettare la maggior parte dei risultati poche ore dopo la chiusura dei seggi. Ma in casi come l’Alaska (cruciale per la maggioranza al Senato), dove l’arrivo delle schede viene consentito fino a 15 giorni dopo l’Election Day, ci potrebbero volere settimane. Anche in Texas - dove James Talarico potrebbe essere il primo dem a vincere una carica elettiva nazionale in 30 anni - si rischia di attendere giorni visto che le schede inviate per posta vengono conteggiate anche dopo il 3 novembre purché ci sia il timbro di quel giorno. Un cittadino italiano è stato arrestato dall’Ice con l’accusa di frode elettorale. Andrea Morzetta avrebbe infatti votato in quattro elezioni federali. «Voto illegale, i cittadini americani meritano elezioni eque e oneste», spiega L’Ice.
Brutte notizie per Trump, nel frattempo, arrivano dalla Corte Suprema, che ha respinto la richiesta dell’amministrazione Usa per imporre alla California di accantonare 20.000 schede elettorali per corrispondenza sull’ipotesi che possano essere state consegnate a non cittadini americani. Il provvedimento, privo di firma e di motivazioni, è giunto lo stesso giorno in cui i legali dell’amministrazione si sono rivolti alla Corte dopo che un tribunale d’appello federale ha rigettato la tesi secondo cui le autorità californiane avrebbero dovuto sequestrare le schede per sottoporle a ulteriori verifiche. Il messaggio del massimo organo giudiziario statunitense è che non intende intervenire per sostenere i tentativi del presidente di interferire con le modalità di gestione delle elezioni che fa capo ai singoli stati.
