«Davide non era grande o forte come Golia, non aveva armi. Ma aveva speranza, fede e una fionda: voi siete la mia fionda.
Il popolo del Texas è stato la mia fionda. E stanotte abbiamo sconfitto Golia». James Talarico sceglie non a caso il noto episodio biblico per celebrare la conquista del seggio in Senato per il Texas. L’ex seminarista presbiteriano di 37 anni è infatti la vera rivelazione della notte elettorale: era dal 1988 che un senatore democratico non veniva eletto nel grande stato del Sud, tanto da essere ormai considerato una roccaforte repubblicana. Eppure in pochi mesi il vantaggio sull’avversario Ken Paxton, sostenuto da Donald Trump e soprattutto da circa 200 milioni donati alla sua campagna da Elon Musk, si è consolidato.
«Abbiamo provato che tutti i soldi del mondo non possono competere con il popolo del Texas. Abbiamo mostrato che la politica della divisione non può competere con la politica dell’amore» ha affermato, sottolineando che questo voto è «un messaggio a ogni miliardario gran donatore e a ogni corrotto difensore di questo disastrato sistema politico. In questo stato e in questo Paese il potere appartiene al popolo». Un’infanzia non facile quella di Talarico: quando aveva pochi mesi la madre, Tamara, si separò dal marito, un uomo violento e alcolizzato. Tempo dopo Tamara conobbe e sposò Mark Talarico, il quale adottò e diede il suo cognome a James. Fu proprio il padre adottivo a insegnarli il valore dell’aiutare gli altri, soprattutto quando tagliava l’erba ai vicini anziani o malati. Da qui l’ispirazione per rispondere agli attacchi del rivale Paxton: «Un vero uomo è colui che mantiene i suoi impegni con la famiglia e i suoi vicini, che fa la cosa giusta, anche quando nessuno lo vede».
Durante la campagna elettorale, Talarico ha usato la sua fede per parlare a un elettorato profondamente religioso avanzando proposte dai valori cristiani in opposizione al «nazionalismo cristiano» promosso dall’amministrazione Trump. Ha parlato di una nuova gestione delle migrazioni da Messico, dirottando verso altri servizi i fondi destinati all’Ice. Ma soprattutto ha incentrato la sua campagna elettorale sul carovita, il prezzo della benzina, le interferenze dei grandi patrimoni nella politica e contro gli incentivi alla costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale. Ad aiutare la sua corsa anche gli scandali attorno a Paxton, dai processi per frode fino al divorzio dalla moglie Angela che lo accusava di adulterio a poche settimane dal voto. Ma ieri il Texas ha scritto anche un’altra storia: Gina Hinojosa, 52 anni, avvocata e prima donna latina a diventare governatrice dello stato. Eletta con il 53% dei consensi, Hinojosa ha affrontato una campagna elettorale con meno risorse dell’avversario Greg Abbott riconsegnando ai democratici uno stato che non governavano da 35 anni. Al centro delle proposte una moratoria sulla costruzione dei data center, maggiori finanziamenti alla scuola pubblica e lotta alla corruzione. «La mia fede in voi non ha mai vacillato» ha detto.
Alla fine la notte di Austin si riassume in una foto: Talarico e Hinojosa che brindano insieme in un fast food circondati dai loro sostenitori. L’inizio di un nuovo capitolo per il Texas.
