Elon Musk ha puntato 445 milioni di dollari sui repubblicani, di cui 190 milioni su Ken Paxton, ma ha comunque perso il Texas. La storia era dalla sua parte, il partito di Trump non perdeva un’elezione al Senato in Texas dal 1988, e, per essere precisi, il seggio vinto dal democratico James Talarico non vedeva un politico blu da 65 anni.
La reazione di Musk è stata immediata, alle 7.15 di mattina ha commentato la vittoria blu in Texas sul suo profilo di X con due post: «Immagino che i miei laser spaziali per manipolare le elezioni stavolta non abbiano funzionato», e poi: «I data center nello spazio sembrano piuttosto attraenti in questo momento».
Insomma, una mattina difficile per l’imprenditore che non ha fatto altro che peggiorare con l’apertura del Nasdaq. Mentre i titoli delle grandi società tech hanno preso il volo, con Wall Street che si aspetta un blocco politico che rende più difficile approvare grandi cambiamenti su tasse e spesa pubblica e rende le decisioni molto più prevedibili, Musk si è trovato sul fronte opposto. Le azioni di SpaceX sono crollate di oltre il 3%, mentre quelle di Tesla del 2,4%, e la causa è proprio il Texas. Entrambe le sue società operano in quello Stato e la vittoria democratica ha alimentato i timori di una maggiore opposizione politica alla costruzione di nuovi data center, opposizione che non arriva però come sorpresa, perché già il governatore repubblicano Abbott aveva messo in discussione alcune agevolazioni fiscali per società tech. Inoltre, anche fuori dai confini del Texas, il timore di Wall Street è che il nuovo Congresso possa aumentare i controlli sulle attività imprenditoriali del magnate sudafricano che negli ultimi anni ha beneficiato di un rapporto molto stretto con il presidente Trump.
Elon Musk si è spesso mosso contro mano rispetto al mercato, ma questa è la prima volta in cui si trova da solo a raccogliere i cocci delle elezioni, mentre le altre big tech festeggiano.
