Mandare truppe europee in Ucraina sarebbe una guerra contro la Russia. Suona come un avvertimento esplicito quello che Vladimir Putin manda ai Paesi europei da New Delhi, dove si trova per il summit annuale dei «Brics».
Un evento delicato, quello di oggi e domani, dove l’India prova a vestire i panni del grande mediatore. Un compito non facile per il premier indiano Narendra Modi, consapevole degli interessi divergenti e anche delle rivalità tra i membri del cosiddetto «anti G7». Solo negli ultimi mesi Cina e India hanno iniziato un cauto miglioramento delle loro relazioni dopo gli scontri militari di confine del 2020. Tra i membri dei Brics anche Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia, Paesi che si trovano sugli opposti schieramenti dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico con Teheran che in più di un’occasione ha colpito i suoi vicini e danneggiato le infrastrutture energetiche. Ma l’equilibrismo maggiore di Modi lo si vede con la guerra in Ucraina: l’India ha rapporti decennali molto solidi con la Russia e, di conseguenza, si è sempre opposta alle sanzioni contro Mosca.
Allo stesso tempo non intende rompere con l’Occidente che cerca in New Delhi un partner economico alternativo e più fidato rispetto alla Cina. Nonostante tutto, la vigilia del summit ha fatto da palcoscenico al bilaterale di 45 minuti tra Modi e il presidente russo Vladimir Putin. Ma a parte i rapporti commerciali tra i due Paesi (arrivati nell’ultimo anno alla quota di quasi 60 miliardi di dollari), il leader del Cremlino non ha risparmiato attacchi a Europa e Usa. «I nostri concorrenti occidentali stanno cercando con ogni mezzo di riconquistare la leadership che avevano un tempo. Questa competizione assume talvolta forme sgradevoli» ha tuonato lo zar denunciando che contro la Russia sono state imposte oltre 30mila sanzioni, «il doppio rispetto al numero di quelle imposte a tutti i Paesi del mondo messi insieme». Putin ha respinto la narrazione di un’economia russa piegata e rilanciato l’inutilità delle misure messe in campo dall’Occidente: «I Paesi che hanno promosso le sanzioni, e che stanno subendo in pieno gli effetti dei deficit di bilancio, dell’aumento del debito pubblico e del declino industriale, non sono in grado di attuare politiche di questo tipo. Stanno affrontando conseguenze
difficili e pesanti». E infine, come detto, la minaccia contro qualsiasi dispiegamento militare di soldati europei a Kiev: «Dicono che stanno valutando se mandare truppe sul territorio ucraino. Questo corrisponde a una guerra contro la Russia».
Mentre Mosca, tramite il portavoce Dmitri Peskov, ribadisce che le sue condizioni per una pace in Ucraina «non sono cambiate», la situazione bellica non è delle migliori per il Cremlino. L’intelligence militare britannica stima che dall’inizio della guerra sono morti 500mila soldati russi, cifra che sale a 1,5 milioni se si includono anche i feriti.
Nel frattempo la Commissione Ue ha stanziato altri 6,1 miliardi di euro all’Ucraina per l’acquisto prodotti per la difesa aerea. Infine il Financial Times riferisce che è ripresa la discussione su un possibile impiego degli asset russi congelati, depositati in gran parte in Belgio.
