Umiliato, offeso, polverizzato. Ma apparentemente lontano dalla resa. Friedrich Merz dopo l’ennesima domenica nera, che ha sbianchettato La Cdu in Meclemburgo-Pomerania (4,9 per cento, sotto la soglia di sbarramento) e l’ha rimpicciolita a Berlino (19 per cento, dietro Linke), barcolla ma non molla. Anche se Leif-Erik Holm dell’AfD, vincitore nel Meclemburgo, prevede che Merz «probabilmente non sarà più al potere alla fine dell’anno» e la sua leader nazionale, Alice Weidel, rivendica che l’AfD ha sostituito la Cdu come principale «partito popolare» tedesco: una constatazione che trova forza nei numeri, non nel cordone sanitario allestito degli altri partiti, indisponibili a governare con l’estrema destra.
E lui, Merz? La sua abbacchiatissima settimana ha preso il via ieri mattina alla Konrad-Adenauer-Haus, quartier generale della Cdu a Berlino. Come dopo lo schiaffone di due settimane fa in Sassonia-Anhalt, il cancelliere ha preso atto del tracollo senza però trarre conseguenze: «Questa elezione è una profonda cesura, un avvenimento drammatico - ha ammesso - e un colpo duro che avrà un impatto duraturo e sul quale dovremo confrontarci molto a lungo». Merz, tuttavia, esclude per il momento conseguenze sulla propria leadership. «Il voto va oltre la mia persona, viviamo un cambiamento profondo del sistema dei partiti in Germania», ha detto, assicurando che il governo resterà in carica «per assicurare il futuro democratico» del Paese. E alle domande sul sostegno interno nella Cdu sulla sua figura, ha risposto seccamente: «Non c’è stato nessun dibattito sul personale, né ieri sera né oggi».
Qualche movimento nel partito, però, c’è stato. Domenica sera sette degli otto ministri presidenti della Cdu e alcuni leader regionali si sono riuniti per circa due ore nella rappresentanza della Renania-Palatinato, senza il cancelliere. E anche il suo vice e ministro delle Finanze socialdemocratico Lars Klingbeil prende la distanza da lui: «Il governo tedesco non può andareavanti dritto con la testa contro il muro». Che sia di Berlino o no.
La pressione sul Kanzler aumenta anche perché il risultato arriva in una fase nella quale il governo è alle prese con un’economia debole, riforme controverse su pensioni e sanità e con il caro energia a cui si appiglia anche Mosca. Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, il declino elettorale della Cdu sarebbe legato alla rinuncia alle forniture energetiche russe a basso costo. Una ricostruzione chiaramente strumentale, che però non del tutto a torto attribuisce un peso determinante ai maggiori costi dell’energia acquistata da altri Paesi, Stati Uniti compresi.
Merz ha dedicato parte della conferenza stampa anche all’aumento dell’antisemitismo. «È una vergogna per la Germania quello che è divenuto possibile dal 7 ottobre», ha detto, definendo la crescente insicurezza della comunità ebraica «la più dura ipoteca degli ultimi anni». Accanto a lui Steffen Evers, candidato della Cdu sconfitto a Berlino, ha scelto una formula ancora più netta: «Oggi è il giorno più duro della storia della Cdu in Germania». Per Merz, che ha ribadito di voler restare al suo posto e proseguire con le riforme, il problema comincia ora: capire se dopo il lunedì della vergogna arriverà un qualche tipo di martedì.
