«Fate finta, per favore, che ci sia io sulla scheda». Donald Trump va a caccia di voti in vista delle elezioni di Midterm di novembre, e dopo una serie di sconfitte dei suoi candidati nelle primarie sceglie la carta della mobilitazione totale. A Myrtle Beach in South Carolina, dove cerca di blindare la corsa al Senato della sua candidata, Darline Graham, alle prese con un ballottaggio tutt’altro che scontato, lancia un nuovo appello che somiglia quasi ad un atto di fede. «Dicono che Trump vada alla grande quando il suo nome è sulla scheda elettorale, ma quando non c’è, non votano per senatori, deputati e altri repubblicani - afferma il presidente - Fingete che io sia sulla scheda. Siamo tutti sulla scheda, il nostro Paese è sulla scheda». Nonostante questo alcuni sostenitori presenti al comizio hanno confidato a Nbc i loro dubbi sulla tenuta della sua pupilla (sorella minore del defunto senatore Lindsey Graham).
I sondaggi indicano che la popolarità del comandante in capo, già pericolosamente bassa, inizia ad erodersi anche all’interno della base repubblicana, e i conservatori della South Carolina concordano che la corsa di Graham sia un banco di prova per la tenuta sul partito. «Sarebbe un segnale fortissimo se bocciassero la sua scelta, e credo che ci siano ottime probabilità che ciò accada», sottolinea CJ Westfall, presidente del Grand Old Party della contea di Dorchester. Trump, da parte sua, ringrazia la Corte Suprema per il via libera alla sua «ballroom», che «fondamentale per la sicurezza nazionale», e poi attacca i democratici, che «odiano il nostro paese, sono dei comunisti e degli estremisti. In molti casi delle pessime persone». «Dobbiamo vincere le elezioni di metà mandato in modo così forte che non sia possibile truccarle - prosegue - Due anni fa tutti ridevano di noi, ora rispettano il nostro Paese più che mai. I democratici vogliono distruggere tutti i progressi che abbiamo ottenuto. Sono dei comunisti ma il comunismo non ha mai funzionato. Vogliono riaprire i confini, alzare le tasse e reimporre le restrizioni sull’energia». Poi lo scontro con il Canada: saltate le trattative e dazi al 50% su diversi prodotti che hanno scatenato l’ira del premier canadese Carney: «Chiedono troppo, vogliono spezzarci e controllarci», ha detto, reagendo con tariffe «dollaro su dollaro»
The Donald continua poi a scagliarsi contro il comunismo, «la minaccia maggiore nella storia del nostro paese, lo sconfiggeremo una volta per tutte». E sull’Iran dice che «Teheran non è pronta a un’intesa, ma lo Stretto di Hormuz è definitivamente americano». Non manca neppure un accenno ad un terzo mandato: i sondaggisti John McLaughlin e Tony Fabrizio «mi hanno detto che se corressi oggi per la presidenza nessuno potrebbe battermi. Sfortunatamente abbiamo una regola che dice che non posso correre», sottolinea, dopo essersi presentato all’ultima cena dei corrispondenti della Casa Bianca con il cappellino «Trump 2028».
