La linea dura sui migranti impressa dal governo Meloni ha fatto scuola in Europa e, a modo loro, gran parte dei Paesi stanno cambiando il paradigma. Anche il Belgio, che è storicamente uno dei Paesi con la più alta percentuale di immigrati, sta accelerando sui rimpatri: con il governo Vivaldi, coalizione composta da partiti di centrodestra e di centrosinistra, ha aderito al nuovo corso europeo, dimostrando che la ricerca della tutela della sicurezza e del welfare del Paese non sono un tema di destra. Solo la sinistra italiana e poche altre sono rimaste ancorate a questo approccio.
Le recenti operazioni condotte a Bruxelles dall’Ufficio per gli Stranieri (Office des Étrangers) rappresentano l’applicazione coerente del principio di legalità: verificare la posizione di chi si trova sul territorio nazionale e procedere tempestivamente con il fermo e il rimpatrio di coloro che risultano irregolari o già colpiti da un ordine di espulsione mai eseguito. La strategia operativa è semplice: i richiedenti asilo e gli immigrati irregolari si presentano presso la sede dell’amministrazione, convocati per audizioni e verifiche legate alle loro pratiche. Una volta accertata la posizione irregolare, scattano l’arresto e il successivo trasferimento nei centri di permanenza temporanea per il completamento delle procedure di espulsione. La procedura, che viene da più parti definita una «trappola» per gli stranieri, ha ottenuto l’approvazione della Corte di Cassazione, che si è espressa sul ricorso di un cittadino palestinese trattenuto durante un colloquio perché, hanno spiegato i giudici belgi, non sussiste alcun obbligo per la pubblica amministrazione di preavvisare l’utente sulla possibilità di un fermo o di precisare il motivo della convocazione.
Non sono mancate le reazioni contrarie della rete dei collettivi pro-migranti e la dura presa di posizione dei media stranieri, in particolare marocchini, che hanno definito le procedure una «imboscata» e uno «scandalo». Ma quella che i detrattori bollano come una «trappola» rappresenta semplicemente il fisiologico funzionamento dello Stato di diritto: chi si presenta alle autorità si espone al doveroso controllo amministrativo e alle relative conseguenze di legge in caso di violazioni. Nel Paese in cui prolifera il quartiere di Molenbeek-Saint-Jean, in cui il 30 per cento dei residenti non possiede la cittadinanza e dove vengono compiuti il 6 per cento di tutti i reati della regione, l’urgenza di intervenire è evidente. E i giudici, in Belgio, avallano.
