Trenta chilometri appena separano le due sponde di Bab el-Mandeb, la “Porta delle Lacrime”. Ma in questo corridoio di mare passa una delle arterie fondamentali del commercio mondiale. È proprio questa posizione a spiegare la sua importanza.
Una nave che dall’Asia vuole raggiungere l’Europa attraverso la rotta più diretta deve attraversare il Golfo di Aden, passare da Bab el-Mandeb, risalire il Mar Rosso e raggiungere il Canale di Suez. Da lì può proseguire verso il Mediterraneo e i porti europei.
Se il passaggio attraverso il Mar Rosso viene compromesso, le compagnie possono scegliere di evitare completamente Bab el-Mandeb e Suez, facendo navigare le proprie navi attorno all’Africa, attraverso il Capo di Buona Speranza. È una rotta molto più lunga e costosa. Significa più giorni di navigazione, maggiori consumi di carburante, costi assicurativi più elevati e tempi di consegna più lunghi.
È esattamente ciò che è accaduto dopo l’inizio degli attacchi degli Houthi contro le navi commerciali nel Mar Rosso, a partire dalla fine del 2023. Secondo i dati più recenti, nel secondo trimestre del 2026 i flussi di greggio e prodotti petroliferi attraverso Bab el-Mandeb sono arrivati a una media stimata di 8,1 milioni di barili al giorno. Il dato è superiore ai livelli del 2025, ma il quadro rimane estremamente instabile. E oggi il problema non riguarda soltanto il volume delle merci. Riguarda soprattutto la possibilità di garantire una rotta sicura e prevedibile.
Secondo i dati Lloyd’s List sono ancora sopra le 1.200 unità al mese le navi che attraversano lo stretto di Bab el Mandeb, con un aumento del 28% di navi e del 43% di tonnellaggio rispetto
all’estate 2025 ma con volumi di traffico del 39% sotto i livelli pre-crisi. Negli ultimi giorni le navi si sarebbero ridotte a una media di 27 al giorno. È qui che entra in gioco la nuova avanzata degli Houthi.
Nelle ultime settimane il movimento yemenita sostenuto dall’Iran ha conquistato nuove posizioni lungo la costa occidentale del Paese. Tra queste c’è Mocha, storico porto situato vicino al Bab el-Mandeb, e soprattutto l’isola di Mayun/Perim, direttamente all’interno dello stretto. L’11 settembre scorso, le forze Houthi hanno raggiunto Dhubab, sulla costa yemenita di fronte al Bab el-Mandeb.
Mayun si trova nel cuore dello stretto e la sua posizione permette di osservare e condizionare uno dei due passaggi attraverso i quali le navi possono attraversare lo stretto.
Gli Houthi hanno già dimostrato di poter colpire navi commerciali con missili e droni. L’avanzata sulla costa del Mar Rosso offre ora una profondità territoriale maggiore rispetto alla situazione precedente e avvicina le loro posizioni a uno dei passaggi più delicati della navigazione internazionale.
Ma chi controlla davvero Bab el-Mandeb ora? La risposta non può essere univoca. Lo Yemen esercita la sovranità sulla propria costa e sull’isola di Mayun. Gibuti ed Eritrea si trovano sul lato africano dello stretto. Gli Houthi, dopo le recenti conquiste, controllano importanti posizioni sulla costa yemenita e Mayun. Questo conferisce loro una posizione militare particolarmente favorevole, ma non equivale al controllo dell’intero passaggio. Almeno fino alla prossima mossa.
