Il no alla «guerra genocida» a Gaza. La richiesta di interrompere vendita di armi e sostegno militare a Israele. Le critiche alla politica di Benjamin Netanyahu e all’alleanza di ferro di Donald Trump con il primo ministro israeliano sono entrate di prepotenza nelle elezioni di Midterm e hanno lanciato la volata a una decina di deputati democratici eletti alla Camera e ai due nuovi senatori Troy Jackson in Maine e Abdul El-Sayed in Michigan. Jackson ha etichettato Netanyahu come «criminale di guerra». El Sayed, il primo musulmano al Senato, ha definito l’esecutivo israeliano «malvagio quanto Hamas». E le conseguenze di queste campagne e del voto Usa pesano sulla politica interna israeliana come non era mai successo prima, adesso che Netanyahu ha perso la maggioranza alla Knesset con le elezioni del 27 ottobre e i partiti sono alle prese con le trattative per la formazione di un nuovo esecutivo.
È in questo clima, di fronte a un Trump ridimensionato, che il presidente della Repubblica Isaac Herzog ha avviato le consultazioni per la formazione del nuovo governo in Israele, in uno scenario in cui gli opposti schieramenti sono entrambi privi di maggioranza e i partiti arabi hanno strappato un successo storico con cui tutti devono farei conti. A cavalcare la nuova scena sono stati immediatamente i leader del blocco di opposizione. Per Yair Lapid, che con Naftali Bennett guida il centro liberale anti-Bibi con il partito B’Yachad (Insieme), i risultati di Midterm «hanno una conseguenza inattesa per Israele: eliminano qualsiasi possibilità di un governo di unità nazionale guidato da Netanyahu». «Netanyahu mette in pericolo la nostra sicurezza, minaccia la nostra democrazia e devasterà la nostra reputazione nel mondo», ha spiegato categorico. Durissimo anche Yair Golan, leader dei Democratici, secondo cui il voto americano «mette a nudo quanto Netanyahu sia diventato una figura tossica sia per i democratici che per i repubblicani».
«Se lui e Ben-Gvir restassero al potere, Israele potrebbe essere soggetto a sanzioni e isolamento internazionale e a uno scontro con gli Stati Uniti, il nostro amico e alleato più importante», ha aggiunto l’esponente della sinistra, che con il blocco di opposizione preme perché il generale Gadi Eisenkot diventi premier.
D’altra parte, non è solo l’elettorato pro Pal americano ad aver mal digerito il sostegno incondizionato di Trump a Netanyahu. La base Maga e l’ala isolazionista non hanno gradito l’interventismo del presidente americano in Iran e il sostegno alla politica bellica di Bibi. Tanto che a sorpresa, ad apertura delle urne, Trump ha annunciato lo stop ai 4 miliardi di dollari di aiuti militari annuali a Israele dal 2027, con un anno di anticipo, e ha ricevuto il plauso di El Sayed, che chiede anche di fermare anche la vendita di armi allo Stato ebraico.
JD Vance, il vice di Trump, intanto ha ammesso che «gli elettori vogliono un cambiamento nella nostra relazione con Israele».
La tensione resta alta a Gerusalemme. L’estremista Ben Gvir, ministro di Netanyahu, invoca l’arresto di tutti i leader dei partiti arabi per le presunte interferenze straniere di Qatar e Turchia nel voto israeliano. Con il Likud, il partito del premier, ha chiesto alla Commissione di rinviare la convalida del voto. Richiesta respinta. Per lo Shin Bet, anche se i sospetti venissero confermati, avrebbero un impatto limitato sui risultati elettorali. Herzog condanna le accuse «razziste» contro gli arabi e continua a chiedere ai partiti di fare il possibile perché non si torni alle urne. Dopo il voto di Midterm, l’opposizione è più fiduciosa. Netanyahu è più debole, ma tenterà il possibile per restare in sella.
