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Politica estera

Olocausto e atomica. Lo spot di Netanyahu è da fine del mondo

Gli israeliani alle urne per le elezioni più delicate da 78 anni. Testa a testa con la coalizione di Eisenkot, l’ex capo di Stato maggiore

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha pubblicato sul suo account X un'immagine che ritrae una bomba atomica che si abbatte su Tel Aviv. 25 ottobre 2026. X.com/Benjamin Netanyahu

Domani gli israeliani si recheranno alle urne per un’elezione che determinerà il prossimo primo ministro del Paese. Tuttavia, potrebbero volerci settimane, mesi o anche più per formare il nuovo governo. Molti definiscono queste consultazioni le più decisive nei 78 anni di storia di Israele.

Benjamin Netanyahu, il leader rimasto più a lungo al potere nel Paese, è impegnato in una competizione molto serrata. Si tratta delle prime elezioni in Israele dopo l’attacco guidato da Hamas il 7 ottobre 2023, che ha dato il via alla guerra a Gaza. Molti israeliani considerano questo voto un referendum sulla leadership di Netanyahu. Bibi e il suo partito Likud, insieme agli alleati di estrema destra, sono in un’incalzante competizione con Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell’esercito a capo della coalizione di opposizione guidata dal suo partito Yashar. Eisenkot è emerso quindi ormai come il principale sfidante di Netanyahu. Da mesi, i sondaggi prevedono che la coalizione di Bibi perderà la maggioranza. Tuttavia, anche per il suo principale sfidante, appunto Eisenkot, la strada verso il potere appare tutt’altro che chiara. Sabato sera migliaia di israeliani si sono riuniti a sostegno delle famiglie degli ostaggi, che continuano a chiedere una commissione d’inchiesta sulla tragedia. Eisenkot ha fatto un’apparizione trionfale. Ma Netanyahu non arretra e ha avvertito che sarebbe «un secondo Olocausto» se perdesse le elezioni. Ha diffuso poi un’immagine, generata dall’AI, di Tel Aviv sotto un attacco nucleare e ha aggiunto: «Due anni per finire il lavoro con l’Iran». Ma vediamo chi è Eisenkot: 66 anni, figlio di immigrati marocchini, è salito ai vertici fino a diventare capo di stato maggiore dell’esercito. Ha umili origini all’interno della comunità mizrahi. Un vissuto che potrebbe fare presa sull’elettorato, in particolare su quello legato al Likud. Inoltre, la perdita del figlio, caduto a Gaza nel dicembre 2023, suscita una profonda risonanza. Intanto Israele è pronta per la battaglia ed è tappezzata di manifesti elettorali. «Non ci arrenderemo» e «La destra o la Palestina», sono i messaggi del Likud, onnipresenti a Gerusalemme. Avigdor Lieberman, che farebbe parte del versante «palestinese», ha risposto diffondendo un video del 2018 in cui Netanyahu sosteneva il trasferimento di fondi ad Hamas in cambio di tranquillità. Il partito che, secondo le previsioni, otterrà il maggior numero di voti, Yashar o meglio, Yashar!, termine che significa «onesto», ma anche «dritto», ha diffuso slogan invece come: «Dritti! Verso la vittoria». Anche la campagna del ministro della sicurezza nazionale è presente ovunque: «Ben-Gvir è forte, Israele è forte», sovrapposto all’immagine di prigionieri ammanettati, recita un poster.

Gli attacchi del 7 ottobre hanno compromesso in parte l’immagine di Bibi come «Mister sicurezza». Ora sta cercando di proporre agli israeliani una versione di sé ancora più intransigente, vedi anche la maxi operazione in Cisgiordania.

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