Tra i Democratici americani c’è affollamento. Dopo il fallimento di Kamala Harris nel 2024, il partito sembra ancora un cantiere aperto, ma gli operai al lavoro sono tantissimi, forse troppi. Le Midterm del 2026 rappresentano il banco di prova per tutte le correnti che attraversano la sinistra a stelle e strisce. La voglia di battere Donald Trump ha allargato la tenda democratica, creando una gigantesca coalizione che al suo interno ospita posizioni anche molto diverse, destinate forse a scontrarsi.
L’elenco dei pretendenti alla nomination per riportare i Democratici alla Casa Bianca è notevole. L’ultimo, in ordine di tempo, è Jon Ossoff, senatore della Georgia. Tra pose e discorsi che ricordano Barack Obama, potrebbe essere l’uomo giusto per convincere quasi tutti. Nella sua Georgia ha condotto una campagna da moderato centrista, ma i suoi voti al Congresso e le sue audizioni raccontano di un politico capace di strizzare l’occhio anche ai più progressisti.
Altro nome su cui si discuterà moltissimo è quello di Gavin Newsom, governatore uscente della California. Da tempo, attraverso il suo podcast, sta provando a fare marcia indietro sulle follie più radicali della sinistra americana. Vicino a finanziatori importanti, si è candidato al ruolo di anti Trump. Il problema è che, nonostante tutta la visibilità ottenuta, si muove lentamente nei sondaggi.
Tra i moderati occhi puntati su Pete Buttigieg. L’ex sindaco di South Bend, in Indiana, vincitore dei caucus in Iowa nel 2020 e poi segretario ai Trasporti nell’amministrazione Biden, si è dimostrato un moderato abile nel parlare anche a destra, con le sue famose ospitate a Fox News. Sulla stessa falsariga si muove un altro centrista, Andy Beshear, governatore uscente del rosso Kentucky, che vorrebbe allontanare i Dem dalle guerre culturali, rispolverando il populismo delle praterie. Sulla scia di Beshear ci sono altri governatori: Josh Shapiro della Pennsylvania, anche lui tra gli imitatori di Obama, Gretchen Whitmer del Michigan e il «Trump di sinistra», almeno per il portafoglio, JB Pritzker dell’Illinois.
A questo manipolo si aggregano due senatori: l’ex astronauta Mark Kelly dell’Arizona e il predicatore battista Raphael Warnock della Georgia. Le élite che contano non hanno ancora deciso, ma nel mondo dello spettacolo, capitanato da George Clooney e Oprah Winfrey, il nome che piace è quello di Wes Moore, governatore afroamericano e abbastanza liberal del Maryland.
E i socialisti? Nel 2028 Bernie Sanders avrà 87 anni, troppi per correre. Servirà un’alternativa. Alexandria Ocasio-Cortez ci sta pensando, ma non ha sciolto le riserve. Il nome nuovo potrebbe essere Abdul El-Sayed, ma è prematuro. Lo scettro, almeno in attesa di Aoc, potrebbe passare a Ro Khanna, deputato della California ed ex co-presidente della campagna presidenziale di Bernie Sanders. La vera sfida sarà quindi tenere insieme tutte queste anime, oggi unite contro Trump, ma domani rivali per la Casa Bianca.
