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Politica estera

Piker, il grande burattinaio dei Dem socialisti

Ha “spinto” El-Sayed e Mamdani con strategie estreme

Piker

C’è stato un momento in cui la campagna elettorale di Abdul El-Sayed faticava a decollare. Poi è successo qualcosa. Ad aprile il 41enne, stellina liberal e vincitore delle primarie in Michigan il 4 agosto, appare in pubblico con Hasan Piker: da quel momento corsa e sondaggi prendono un’altra piega tra folle di giovanissimi nelle università e feste in piscina con influencer di primo piano.

Classe 1991, Piker è uno streamer che si è costruito un seguito online da milioni di follower parlando di bodybuilding, videogiochi e politica, con dirette di 8-9 ore. Da un anno gioca a fare il grande burattinaio della sinistra. Le sue impronte digitali sono un po’ ovunque, dalla campagna del sindaco di New York Zohran Mamdani ai post contro l’establishment dem. Ma Piker non è un personaggio qualsiasi, le sue posizioni sono problematiche e i vertici del partito temono che la sua presenza allontani i moderati.

L’influencer di origine turca, che si definisce musulmano non praticante, si è messo in mostra con posizioni anti-israeliane che definire «controverse» sarebbe riduttivo. Parlando dell’attacco di Hamas del 7 ottobre ha detto che era la diretta conseguenza delle azioni israeliane, aggiungendo che poco importava che durante l’aggressione ci fossero stati stupri. Ma nel tempo si è spinto anche oltre, toccando uno dei tabù d’America, gli attacchi dell’11 settembre, bollati come qualcosa che gli Stati Uniti si erano meritati, salvo poi scusarsi.

Ma oltre alla campagna contro Israele, Piker si definisce spesso socialista e non rinuncia a incursioni nella sfera marxista: «Non mi identifico come un comunista, ma trovo il concetto attraente». A marzo ha anche preso parte a un convoglio di aiuti diretto a Cuba in segno di protesta contro il blocco dell’isola imposto dall’amministrazione Usa.

Il ruolo di Piker è problematico anche per un altro motivo: il partito ha bisogno di figure come lui per riconquistare il voto dei giovani maschi. Nel 2024 gli uomini under 30 hanno votato Trump con un margine di 16 punti, dando un contributo decisivo alla sconfitta di Kamala Harris. Per questo Piker è difficile da ignorare: porta tra i giovanissimi, spesso bianchi, temi cari ai dem, come sanità, inclusione e diritti del lavoro.

E infatti anche altri pezzi grossi dei socialisti come Alexandria Ocasio-Cortez e Bernie Sanders si sono fatti vedere con lui. Altri, invece, lo attaccano definendolo un soggetto tossico, misogino e antisemita. Il punto è che ai giovani sembra non importare e, quando si presenta ai comizi nelle università, fanno la fila per farsi un selfie con lui. Piker attacca media e politici parlando di disperazione da «boomer», ma è evidente che la lacerazione del partito è rischiosa e aiuta Trump a dipingere gli avversari come dei pericolosi fanatici comunisti.

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