La crisi politica in Bosnia-Erzegovina è arrivata direttamente all’attenzione del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. La deputata repubblicana Celeste Maloy ha infatti inviato una lettera all’Office of Foreign Assets Control (OFAC), chiedendo che vengano esaminate con urgenza le condotte dell’ex Alto Rappresentante per la Bosnia-Erzegovina Christian Schmidt e della Commissione elettorale centrale della Bosnia-Erzegovina (CEC) nell’ambito del procedimento che ha portato Milorad Dodik a perdere la carica di presidente della Republika Srpska.
La rimozione di Dodik aveva ricevuto, all’epoca, anche il sostegno degli Stati Uniti durante l’amministrazione Biden. Rimane tuttavia poco chiaro quali eventuali influenze esterne abbiano inciso sul processo e chi abbia concretamente assunto la decisione. Da tempo Dodik incontra una forte opposizione da parte di movimenti bosniaci vicini ai Fratelli Musulmani, anche in relazione agli stretti rapporti da lui intrattenuti con Israele.
La lettera di Maloy, datata 31 agosto 2026 e indirizzata al direttore dell’OFAC Bradley Smith, assume un rilievo politico particolare perché non si limita a domandare chiarimenti. La deputata porta esplicitamente all’attenzione dell’agenzia del Tesoro la possibilità che le azioni attribuite a Schmidt e alla CEC possano rientrare tra le condotte perseguibili attraverso i poteri sanzionatori degli Stati Uniti.
Nel documento, Maloy afferma di essere a conoscenza del fatto che l’OFAC avrebbe ricevuto materiali nei quali si sostiene che le azioni di Schmidt e della Commissione elettorale potrebbero configurare un’«interferenza con un processo democratico», nell’ambito dei poteri sanzionatori statunitensi già esistenti e applicabili ai Balcani occidentali. La parlamentare richiama inoltre in maniera significativa il programma di sanzioni Global Magnitsky, osservando che, in alternativa, le condotte contestate potrebbero costituire attività sanzionabili anche sulla base di tale regime.
Sul piano formale, dunque, l’iniziativa di Maloy equivale a chiedere direttamente all’amministrazione del presidente Donald Trump di prendere in considerazione sanzioni nei confronti di Schmidt. La lettera, indirizzata all’OFAC, sollecita una valutazione accelerata della documentazione che sarebbe già stata presentata all’agenzia. Sul piano politico, il significato della richiesta è evidente: una deputata repubblicana chiede all’amministrazione statunitense di stabilire se esistano i presupposti giuridici per imporre sanzioni americane a Schmidt e, potenzialmente, ad altri funzionari coinvolti. Si tratterebbe della prima iniziativa di questo genere nel contesto della Bosnia-Erzegovina.
Nella parte conclusiva della lettera, Maloy esprime apprezzamento per un rapido esame della questione da parte dell’OFAC e afferma di attendere di conoscere i risultati dell’indagine. L’iniziativa, quindi, va oltre una semplice dichiarazione politica sulla Bosnia: si tratta della richiesta di attivare un meccanismo amministrativo che può precedere l’eventuale adozione di sanzioni.
All’origine della vicenda c’è il procedimento che ha infine determinato la perdita dell’incarico da parte di Milorad Dodik. Nel febbraio 2025, la Corte della Bosnia-Erzegovina lo ha condannato per il mancato rispetto delle decisioni dell’Alto Rappresentante. La sentenza è stata successivamente confermata in appello, con una pena di un anno di reclusione e il divieto, per sei anni, di ricoprire la carica di presidente della Republika Srpska.
È proprio la natura di questo percorso politico e istituzionale che Maloy mette ora indirettamente in discussione. Nella sua lettera, la deputata descrive Dodik come il presidente della Republika Srpska eletto democraticamente e richiama le accuse secondo cui le azioni di Schmidt avrebbero rappresentato un’interferenza nel processo democratico.
La novità assume particolare importanza politica perché ribalta la prospettiva che per anni ha caratterizzato i rapporti tra Washington e la leadership serbo-bosniaca. Questa volta, infatti, al centro dell’esame richiesto non ci sono le condotte delle autorità della Republika Srpska. A un’agenzia del governo statunitense viene invece chiesto di valutare l’operato dell’ex Alto Rappresentante internazionale e delle istituzioni coinvolte nel procedimento che ha determinato la rimozione di Dodik dalla carica.
Spetta ora all’amministrazione Trump decidere quali eventuali passi intraprendere.
