Una risposta europea coordinata alla Fratellanza Musulmana, capace di intervenire su finanziamenti, reti associative, propaganda digitale e prevenzione. È la richiesta emersa l’11 settembre al Palazzo del Lussemburgo di Parigi, sede del Senato francese, nella seconda e conclusiva tappa del sesto Forum annuale TRENDS sull’Islam politico, dopo l’apertura alla Camera dei Lord di Londra.
Le due tappe hanno avuto funzioni diverse. A Londra il confronto si era concentrato sulla struttura ideologica e organizzativa dell’islamismo; a Parigi senatori, diplomatici, ricercatori ed esperti hanno discusso come tradurre quell’analisi in misure legislative, strumenti di sicurezza e cooperazione tra gli Stati.
La senatrice Nathalie Goulet ha chiesto una revisione dei finanziamenti europei alla ricerca, denunciando il rischio che risorse pubbliche sostengano agende ideologiche. Tra le sovvenzioni citate figurano 2,049 milioni di euro per un progetto sul sufismo e 2,5 milioni per la mappatura del diritto islamico.
Khalifa Mubarak Al Dhaheri, Direttore dell’Università di Scienze Umane Mohammed Bin Zayed, ha chiesto ai Paesi europei di unificare gli sforzi e procedere alla designazione della Fratellanza Musulmana. Ha accusato il movimento di utilizzare concetti religiosi per progetti politici che minano cittadinanza e appartenenza nazionale e ha richiamato la linea adottata dagli Emirati Arabi Uniti.
Per Fahd Al Mahri, ricercatore senior di TRENDS, il limite principale delle risposte europee è la frammentazione: reti transnazionali operano senza confini, mentre istituzioni e apparati continuano a lavorare su base nazionale. TRENDS propone per questo una memoria istituzionale condivisa e sistemi di allerta precoce capaci di collegare informazioni raccolte nei diversi Paesi.
André Reichardt, già vicepresidente della Commissione Affari europei del Senato francese, ha richiamato il rischio di penetrazione attraverso associazioni e reti della società civile e proposto un coordinamento tra Francia, Italia ed Emirati Arabi Uniti. Sir John Jenkins, già diplomatico britannico, ha chiesto invece una struttura europea comune per ricerca, scambio di dati e monitoraggio.
La dimensione digitale ha occupato una parte centrale dei lavori. I relatori hanno analizzato l’utilizzo di intelligenza artificiale, videogiochi e piattaforme online per propaganda e reclutamento. Olivier Vial, Direttore del CERU, ha inoltre citato un dato secondo cui il 32% dei musulmani francesi tra 18 e 24 anni si sentirebbe vicino alla Fratellanza Musulmana.
L’imam Mohammed Tawhidi ha insistito sulla necessità di separare Islam e islamismo, definendo la Fratellanza un’organizzazione politica e non una confessione religiosa. Sul fronte della prevenzione, il Forum ha indicato scuola, alfabetizzazione digitale e pensiero critico come strumenti per intervenire prima della radicalizzazione.
La sessione dedicata ai finanziamenti ha collegato il fenomeno anche alla criminalità organizzata. Emily Nelson Winkler, fondatrice di VALOP Group, ha citato frodi, riciclaggio e traffici illegali. Durante i lavori è stato inoltre ricordato lo smantellamento in Polonia di una rete che avrebbe trasferito oltre dieci milioni di euro a Hezbollah e utilizzato criptovalute per finanziare la Fratellanza.
Alessandro Bertoldi, Direttore esecutivo dell’Istituto Milton Friedman, ha concentrato il proprio intervento sull’espansione della Fratellanza Musulmana in Italia e sulle misure legislative francesi a tutela dei principi repubblicani.
Le conclusioni hanno indicato quattro priorità: norme europee comuni sui finanziamenti esteri alle associazioni, sistemi condivisi di allerta e sorveglianza digitale, maggiore controllo dei flussi finanziari e prevenzione nelle scuole. Dopo l’analisi sviluppata a Londra, la tappa di Parigi ha posto quindi la questione degli strumenti concreti con cui i governi europei intendono intervenire.
