Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:59
Politica estera

Quanto ci manca un Reagan

Trovò l’alleato giusto, un Papa polacco, e buttò giù con lui il comunismo, più in gamba di tutti gli altri messi insieme

L'ambasciatore Usa: "Renzi? Mi ricorda Ronald Reagan"

L’America tira fuori dal suo colossale campionario di uomini, idee e record un eroe per ogni stagione. Da Kennedy in poi li ho visti tutti, e tutti, più o meno, sono finiti gambe all’aria. Uno solo si è salvato: Reagan. Lo trattavano da attore rozzo, negato per la «complessità», parola già allora di moda. Trovò l’alleato giusto, un Papa polacco, e buttò giù con lui il comunismo, più in gamba di tutti gli altri messi insieme. Poi Clinton, naufragato nello Studio Ovale. Bush, che voleva un’America senza guerre e si ritrovò Bin Laden in casa: reagì bene, perfino Oriana Fallaci fu fiera di lui, poi si convinse che la democrazia si esporta come laCoca-Cola. La regalò ai palestinesi, che elessero Hamas.

Obama, il cavaliere che doveva pacificare il pianeta, prese il Nobel per la pace e bombardò sette Paesi.

Confesso: con Trump ho sperato che la serie si interrompesse. Tremonti, che non è gentile con nessuno, ha chiamato il populismo «la talpa» che scavava sotto il peso della finanza internazionale e ridava fiato ai popoli. Trump sembrava quella talpa. Si era ricordato dei dimenticati, quelli che nel globalismo di Clinton e Blair, che ha regalato il mondo alla Cina, non contavano nulla. Diceva: calma ragazzi, prima le nostre fabbriche e i nostri operai; e voi europei difendetevi da soli, tirate fuori dal vostro patrimonio i soldi e i valori che vi hanno fatto grandi.

Prima che di destra mi pareva un progetto di rinascimento dell’Occidente. Basta utopie che frullano le tradizioni in un unico yogurt, anzi in un unico hamburger.

Però dell’uomo diffidavo, d’istinto.

Non per il vestito: uno può essere conciato come Bossi ed essere un gigante. Per la maleducazione congenita, per come tratta le donne. Lo disse meglio Houellebecq: «Uno dei migliori presidenti che abbia mai visto», e subito dopo «sul piano personale, naturalmente, piuttosto ripugnante». Molti lo paragonavano aBerlusconi: io la somiglianza non l’ho mai vista.

Pugno vuoto

In due anni Trump ha rovesciato il proprio mandato. Doveva restituire le fabbri che agli operai e ha consegnato il Texas ai capannoni dei geni della Silicon Valley, che mangiano la terra di chi lo aveva votato.

Doveva finire le guerre e ne ha aggiunte: con l’Iran si spara da otto mesi.

Era convinto che bastasse battere sul tavolo il pugno più forte del mondo. Non è bastato, e mi è dispiaciuto.

Dalla diplomazia alle armi e ritorno, senza portare a casa nulla, salvo briciole. Non faccio analisi, segnalo uno stato d’animo. Noi italiani di politica estera ce ne siamo sempre infischiati, ma sapevamo che l’America, pur facendo i suoi interessi e perdendo qualche guerra, teneva insieme il mondo sui valoric he ci permettono di respirare.

Quella certezzanon c’è più. Resta la confusione, e dentro, la persona meno seria che si potesse incontrare.

In giugno l’ho chiamato buffone. Confermo: fa il buffone sulle rovine del nostro mondo. La Meloni ha fatto quel che ha potuto.

Eppure. L’accusa più grave era che stesse smantellando la democrazia, i pesi e i contrappesi, il voto stesso. Martedì hanno votato in 124 milioni e gli hanno tolto Camera e Senato, Texas compreso.

L’America ha ritrovato nelle ossa la capacità di giudicare in massa, più forte dei poteri apparenti. Salvo che il popolo abbia ceduto a poteri occulti, cosa che non escludo. Intanto tiriamo avanti. E prepariamoci al prossimo eroe americano che pretenderà di salvarci: in Michigan hanno eletto il primo senatore musulmano della storia, a New York il sindaco lo è già. Non invidio nessuno. Per una volta proviamo a salvarci da soli.

Commenti