Per molto tempo l’Alaska è stata terreno di caccia per il Partito Repubblicano. Una terra di conservatori in cui i democratici hanno sempre vinto poco. Nelle prossime elezioni di metà mandato, però, qualcosa potrebbe cambiare. Qui è in gioco un importante seggio al Senato che potrebbe portare a un ribaltone.
A sfidarsi sono il senatore repubblicano uscente Dan Sullivan e la democratica Mary Peltola. La media dei sondaggi indica la candidata democratica in vantaggio di 3,6 punti. Ma come ha fatto uno Stato come l’Alaska a diventare contendibile? Ne abbiamo parlato con Glenn Wright, professore di scienze politiche alla University of Alaska Southeast.

Nel 2024 Donald Trump ha vinto in Alaska con oltre 13 punti percentuali di vantaggio. Come si il testa a testa tra Sullivan e Peltola? Quanto è contendibile questa corsa al Senato?
Penso che ci siano due fattori. Il primo, e probabilmente il principale, riguarda le tendenze politiche nazionali, in particolare il fatto che il gradimento di Trump sia molto più basso rispetto a due anni fa. Il Partito repubblicano è in difficoltà a livello nazionale e molte corse per il Senato e la Camera che altrimenti sarebbero state vittorie piuttosto facili per i repubblicani si sono spostate verso i democratici, tanto che ora potrebbero persino concludersi con vittorie democratiche di misura.
Negli ultimi anni Sullivan ha teso a legarsi a Trump e nell’ultimo anno circa non ha fatto molto per prenderne le distanze. Probabilmente molti elettori stanno esprimendo la loro frustrazione verso l’amministrazione Trump votando contro Sullivan.

Il secondo fattore, specifico di questa corsa, è che Peltola è una figura relativamente popolare e conosciuta in tutto lo Stato, dopo aver rappresentato l’Alaska alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti tra il 2022 e il 2024.
Anche Dan Sullivan è un buon candidato, ma probabilmente non un candidato eccezionale. Non direi che sia particolarmente carismatico o insolitamente efficace, quindi potrebbe essere vulnerabile laddove un senatore uscente più convincente riuscirebbe a fare meglio.
Quali sono i principali punti di forza e di debolezza dei due candidati?
Peltola e Sullivan sono entrambi conosciuti in tutto lo Stato e hanno entrambi un buon percorso alle spalle, senza molti scandali o controversie. Sullivan è un candidato capace di condurre una campagna elettorale, ma penso che Peltola sia più efficace nella campagna e più carismatica.
Sullivan fa spesso leva sul proprio passato militare, ma anche la famiglia di Peltola ha legami con le forze armate. Probabilmente la aiuta anche il fatto di essere una nativa dell’Alaska, cioè appartenente a una popolazione indigena, e di essere piuttosto popolare nelle comunità rurali, che qui tendono a essere quelle con una numerosa popolazione indigena.

L’Alaska è uno Stato prevalentemente repubblicano, cosa distingue gli elettori dell’Alaska da quelli degli altri Stati conservatori?
Qui abbiamo una forte tradizione libertaria: gli elettori conservatori sono quindi conservatori sul piano economico, mentre il conservatorismo sociale non è particolarmente popolare. L’Alaska, per esempio, non ha un’imposta statale sulle vendite né un’imposta statale sul reddito, e l’uso personale della marijuana, così come i diritti riproduttivi, sono tutelati dal diritto costituzionale alla riservatezza previsto dallo Stato. Questo non significa che qui non esistano elettori socialmente conservatori e religiosi, ma sono meno diffusi che in molti altri Stati repubblicani. Ciò significa che, rispetto agli standard nazionali, la maggior parte dei repubblicani è relativamente moderata.
E i democratici?
L’Alaska è uno Stato la cui economia si basa ancora sull’estrazione e sullo sfruttamento delle risorse naturali: petrolio, pesca e attività mineraria sono i settori principali. Questo significa che i democratici tendono a essere relativamente favorevoli a queste industrie, il che modera le posizioni di molti esponenti politici di sinistra. Significa anche che le questioni legate allo sfruttamento delle risorse naturali sono qui più importanti.
Ci fa un esempio?
È il dibattito, francamente piuttosto specialistico, sulla pesca a strascico in mare aperto, che sembra aver assunto un ruolo importante nella corsa al Senato. Peltola e i suoi alleati stanno cercando di collegare Sullivan ai pescherecci commerciali che pescano il pollock con reti a strascico al largo delle coste. Si tratta di un pesce bianco del Pacifico settentrionale, un po’ simile al merluzzo. Questi operatori sono molto impopolari in Alaska, anche perché gli abitanti ritengono che catturino involontariamente salmoni, da cui molti dipendono per la propria alimentazione.

Che differenze ci sono con gli altri Stati dell’Unione?
L’Alaska ha problemi e dibattiti politici particolari, difficili da ricondurre ai consueti schemi ideologici nazionali. Per esempio, le discussioni su come utilizzare correttamente il fondo sovrano dello Stato, l’Alaska Permanent Fund, sono probabilmente tra le questioni più importanti per molti elettori. È un dibattito che, dal punto di vista ideologico, potrebbe sembrare singolare a chi osserva da fuori.
I repubblicani sono generalmente favorevoli a distribuire le entrate sotto forma di consistenti assegni ai residenti dell’Alaska, quasi una forma di reddito minimo universale, mentre i democratici spesso preferiscono destinare i proventi del Permanent Fund ai servizi pubblici statali.
Ci sono anche altri esempi, come i diritti di caccia e pesca delle popolazioni indigene e il confronto tra pesca commerciale e pesca per uso personale.
Un’ultima questione è che l’Alaska ha il più alto tasso di partecipazione elettorale degli Stati Uniti: qui l’affluenza è molto elevata e anche la registrazione degli elettori è la più alta del Paese. Questo potrebbe significare che partecipano alla politica anche più persone senza opinioni particolarmente forti, perché collocate in posizioni intermedie, rispetto a quanto accade in altri Stati.

L’Alaska è uno Stato molto particolare, con enormi distanze, comunità rurali isolate e una significativa popolazione nativa. Come incidono queste caratteristiche sulle scelte politiche degli elettori?
Probabilmente ci sono almeno tre fattori principali, che in una certa misura sono collegati tra loro. Primo: mentre nella maggior parte degli Stati c’è una divisione tra città e campagne, con elettori urbani tendenzialmente di sinistra ed elettori rurali più orientati a destra, la geografia politica dell’Alaska si comprende meglio distinguendo tra aree urbane, rurali e molto rurali. Qui gli elettori delle città tendono a votare democratico, ma lo fanno anche quelli delle zone più remote, che vivono in comunità non collegate alla rete stradale. Questo dipende almeno in parte dal fatto che queste aree molto isolate hanno una numerosa popolazione indigena.
Gli elettori delle aree intermedie tendono invece a essere più conservatori: i luoghi più conservatori e repubblicani sono quindi le comunità rurali collegate alla rete stradale.
Secondo: gli elettori rurali, e soprattutto quelli indigeni, hanno un’affluenza relativamente bassa, a differenza dei democratici delle città, che votano in percentuali molto elevate.
Terzo: per le comunità rurali sono molto importanti alcune questioni politiche, tra cui i diritti di caccia e pesca delle popolazioni indigene, i diritti politici delle tribù e la spesa per le infrastrutture. Molte comunità molto remote sono ancora prive di servizi e infrastrutture che altrove sarebbero considerati normali: per esempio acqua potabile trattata, depurazione delle acque reflue, infrastrutture scolastiche e trasporti come strade, ponti, aeroporti e, nelle regioni costiere, traghetti.
Qual è oggi lo stato d’animo degli elettori dell’Alaska nei confronti di Donald Trump?
L’energia è una questione un po’ particolare qui. Da un lato, il bilancio del nostro governo statale beneficia dei prezzi elevati del petrolio, perché l’industria petrolifera genera molte entrate fiscali per lo Stato. Dall’altro, i prezzi elevati dell’energia danneggiano seriamente gli abitanti dell’Alaska, sia perché spesso riscaldiamo le case con diesel o gasolio da riscaldamento, sia perché nelle zone rurali dello Stato i costi energetici tendono a essere insolitamente alti.
La mia impressione è che le politiche dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran abbiano probabilmente danneggiato molto la sua popolarità qui, soprattutto nelle aree rurali dove l’energia era già molto costosa.
Per il resto, sospetto che la popolarità di Trump qui segua quella registrata nel resto degli Stati Uniti: in questo momento, cioè, è bassa, bassa, bassa. Al di là dei prezzi dell’energia, sospetto che il problema principale sia più in generale l’inflazione, probabilmente alimentata anch’essa dai costi elevati del carburante.
Non sono sicuro che la politica estera sia una questione particolarmente rilevante, se non nella misura in cui fa salire il prezzo del petrolio. Gli elettori americani tendono a preoccuparsi soprattutto dei problemi economici, nel bene e nel male.

L’Alaska occupa una posizione strategica nell’Artico, vicino alla Russia e al centro di importanti interessi economici e militari. Gli elettori sono preoccupati dalle tensioni internazionali ?
Non ho l’impressione che, al momento, molti abitanti dell’Alaska siano davvero particolarmente preoccupati per la vicinanza della Russia. Tendono quindi a prevalere le altre questioni, soprattutto quelle economiche.
Ma una conseguenza forse inattesa della particolare posizione geografica dell’Alaska è che nello Stato vivono e votano molti militari in servizio e veterani. Questo è probabilmente uno dei fattori importanti che spingono politicamente l’Alaska verso destra, dato che molti appartenenti alle forze armate tendono a votare repubblicano.
