Pedro Sánchez è sotto ricatto del Marocco. Lo sostiene Alberto Feijóo, leader popolare dell’opposizione al governo socialista che ieri in Parlamento ha rivolto la sua arringa contro un premier ormai azzoppato. Quest’ultimo ha tentato un estremo tentativo di difesa che però non è bastato a sedare la protesta della piazza, l’emergenza umanitaria e di sicurezza a Ceuta. Sánchez, ieri, potrebbe aver scritto forse l’ultima pagina della sua parabola politica.
Il centrodestra ha attaccato pesantemente il capo del governo per l’emergenza migranti. Il leader del Pp gli ha chiesto: «Consiglierebbe alle sue figlie di fare passeggiate notturne a Ceuta? A Ceuta non c’è normalità». E ancora, gli ha rinfacciato di essere andato davanti al Congresso affermando di «non aver capito nulla» e per garantire che la Spagna tornerà ad essere una nazione padrona del proprio destino e avrà uno Stato al servizio dei suoi cittadini. «C’erano stati degli avvertimenti. Cosa vi ha spinto a fare qualcosa? Voi e il vostro governo ci avete mentito spudoratamente per tutto questo tempo, e lo avete fatto di nuovo in questa occasione», ha dichiarato Feijóo, guardando la poltrona presidenziale.
L’esponente popolare ha inoltre toccato il fil rouge che sembra avvolgere Spagna e Marocco quando ha ricordato che le segnalazioni precedenti all’attacco già indicavano la complicità del regno alawita. C’è anche un documento in possesso della Corte Nazionale che lo dimostra. «L’operazione è partita dal Marocco ha continuato - è stata approvata dal Marocco e ci sono indicazioni che il Marocco l’abbia coordinata. E il governo lo sapeva perché era stato avvertito. Questa è la conclusione». Ha raddoppiato la dose Santiago Abascal, leader di Vox, secondo cui Sanchez è stato molto coraggioso nei confronti del re di Spagna ma molto sottomesso con il re del Marocco. «Sappiamo già a quale corona risponde», ha tuonato in un’aula spettrale, dove a trionfare erano sospiri e imbarazzi.
Di contro Sánchez ha replicato alle accuse di Vox giocando la carta della retorica: «È molto facile urlare loro di andarsene, la cosa difficile è spiegare cosa intendono fare con ciascuno dei bambini quando le telecamere saranno spente». E si è chiesto se le opposizioni avrebbero ordinato alla Polizia Nazionale e alla Guardia Civil di stanza a Tarajal di sparare sulla popolazione civile. Ha parlato di gestire una crisi di rifugiati dall’altra parte del confine, di strategia per il suo paese, di agenti di frontiera, di vite umane e di trasformazione di un minore in un nemico. Ma non ha risposto nel merito sulle relazioni con il Marocco, sui dossier che gli 007 avevano redatto, su come la situazione politica gli stia oggettivamente sfuggendo di mano, dopo gli scandali giudiziari di moglie, fratello ed ex ministri (finiti a processo o dietro le sbarre).
Ma nelle ultime ore si fa largo anche un’altra ipotesi: che Sánchez sia determinato a proteggere il Marocco per un ventaglio di ragioni, non solo tutte politiche. Come mai il socialista è così determinato in questa sua difesa? Perché in Spagna si continua a parlare, sempre meno a bassa voce, degli ampi intrecci con sua moglie Begona e con il metodo-Zapatero?
