Ci sono tre ottime ragioni per cui Volodymyr Zelensky farebbe meglio ad abbandonare la presidenza e lasciare a un successore le scelte su una continuazione della guerra o su una resa condizionata. La prima è che è un uomo solo al comando. Tutti i suoi principali collaboratori sono rimasti coinvolti nelle inchieste per corruzione ed è difficile pensare che il presidente fosse l’unico a non saperne nulla. Dunque l’uomo simbolo della resistenza ucraina ha oggi un serio problema di immagine e legittimità. Un problema legato non alla gestione della guerra, ma dei conti pubblici. E questo mentre il Paese sopravvive esclusivamente grazie ai soldi europei.
Le altre due ottime ragioni per cui Zelensky farebbe meglio a presentare le dimissioni sono legate ai rapporti con la Casa Bianca e il Cremlino. L’invito a dimettersi pronunciato da Donald Trump ha delegittimato non solo il presidente ucraino, ma anche i suoi alleati europei. Continuando a sostenere Zelensky questi ultimi rischiano di non poter contare sull’appoggio Usa in caso di scontro con Mosca. La scarsa propensione di Trump al dialogo con Zelensky alimenta anche l’ipotesi che l’Ucraina si ritrovi - a breve - a non poter utilizzare Starlink e a non poter accedere alle informazioni d’intelligence fornite dal Pentagono. Una «punizione» che costerebbe all’Ucraina un prezzo altissimo in termini di vite umane.
La terza ottima ragione per andarsene è il «niet» opposto da Vladimir Putin alla trattativa con un presidente arrivato a fine mandato il 20 maggio 2024. Un presidente considerato, dal Cremlino, illegittimo e quindi inaccettabile come firmatario di un accordo di fine delle ostilità. Ma ostinarsi a guidare una guerra impossibile da vincere significa sacrificare inutilmente combattenti e infrastrutture del Paese. Zelensky ha quindi una quarta ragione per andarsene ovvero mettersi una mano sulla coscienza e decidere di risparmiare ulteriori sacrifici all’Ucraina e al suo popolo.
