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Politica estera

Terremoto al Pentagono, silurato il capo della pianificazione militare Usa: cosa c’è dietro i piani di Hegseth

Rimosso senza spiegazioni il generale Brett Sylvia, responsabile della strategia militare dello Stato Maggiore Congiunto. È il secondo ufficiale a perdere lo stesso incarico sotto l’attuale segretario della Difesa

Un nuovo licenziamento ai vertici del Pentagono, proprio mentre gli Stati Uniti valutano una possibile ripresa delle operazioni militari contro l’Iran. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rimosso il tenente generale Brett Sylvia, responsabile della strategia, della pianificazione e delle politiche militari dello Stato Maggiore Congiunto americano.

Una decisione improvvisa, senza motivazioni ufficiali e, almeno per il momento, senza un successore designato. Lo Stato Maggiore Congiunto si è limitato a diffondere una dichiarazione di ringraziamento per i 32 anni di servizio di Sylvia, evitando qualsiasi riferimento alle circostanze della sua uscita. Il generale è il secondo responsabile del J5 a essere allontanato durante la gestione Hegseth. Il suo predecessore, Joseph McGee, era stato costretto al pensionamento nell’ottobre 2025.

Secondo quanto ricostruito da The Atlantic, Hegseth avrebbe perso fiducia nel generale, mentre sarebbero emerse frizioni che coinvolgevano anche Elbridge Colby, figura di primo piano nella definizione della politica di sicurezza americana. Il Washington Post, citando quattro persone a conoscenza della vicenda, riferisce che l’allontanamento ha suscitato irritazione tra alcuni colleghi del generale. Il quotidiano segnala anche le sue relazioni professionali con altri alti ufficiali rimossi e le critiche rivoltegli dall’attivista conservatrice Laura Loomer.

Sylvia, veterano dell’esercito, aveva comandato la prestigiosa 101ª Divisione aviotrasportata, di stanza a Fort Campbell, nel Kentucky, fino al maggio 2025. Aveva inoltre già ricoperto il ruolo di vicedirettore del J5. Durante il servizio in Afghanistan era rimasto ferito e aveva ricevuto importanti decorazioni, tra cui il Purple Heart.

Il presidente Donald Trump sta valutando una nuova fase delle operazioni militari contro l’Iran, dopo otto mesi di guerra, e ha più volte lasciato intendere che ulteriori attacchi potrebbero arrivare dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. È proprio in questa fase che il ruolo del J5 assume particolare rilevanza. La struttura contribuisce a coordinare le opzioni strategiche tra lo Stato Maggiore Congiunto, il Pentagono e la leadership politica.

Dall’insediamento di Hegseth alla guida del Pentagono, numerosi generali, ammiragli e dirigenti della Difesa sono stati licenziati, spinti al pensionamento oppure hanno lasciato i rispettivi incarichi. Si tratta di almeno 26 alti ufficiali usciti durante la sua gestione, assieme a una lunga sequenza di avvicendamenti, nella maggior parte dei casi senza spiegazioni pubbliche dettagliate. Tra questi spicca il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, il generale Randy George, costretto al pensionamento ad aprile, il giorno dopo che Trump aveva annunciato l’intenzione di intensificare la guerra con l’Iran.

Hegseth rivendica questa politica come parte di un programma di riduzione dei livelli superiori della gerarchia militare. Il mese scorso ha annunciato l’obiettivo di tagliare complessivamente del 20% le posizioni riservate ai generali e agli ammiragli entro gennaio 2027. Il rischio che va profilandosi, tuttavia, è che l’allontanamento di ufficiali esperti impoverisca la leadership delle forze armate, con conseguenze destinate a protrarsi negli anni.

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