Putin e Trump si sono sentiti, ieri pomeriggio. E il tycoon esulta: «È stato concordato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300mila tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500mila tonnellate nel mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate subito dopo. I prezzi caleranno rapidamente e in misura record». Sospese quindi, almeno fino ad aprile, le sanzioni sul diesel di Mosca. Una scelta che fa infuriare Kiev. «Fare concessioni a Putin non porterà pace né alcun beneficio al mondo civile. La Russia ripagherà il diesel con ulteriore terrore e perfidia. È una decisione indegna e disonesta», ha tuonato il presidente Volodymyr Zelensky. Il tutto mentre da Miami si tenta di riaprire un canale diplomatico per porre fine al conflitto. Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner incontrano le delegazioni di Kiev e dei Paesi europei per presentare una nuova architettura di negoziato nel tentativo di sintesi: integrare in un unico piano le istanze finora discusse separatamente con Mosca e Kiev, restituendo al contempo un ruolo centrale all’Europa. Washington punta a contenere l’escalation prima dell’inverno e a ottenere risultati diplomatici prima delle elezioni di metà mandato. Ma il calendario americano non coincide con quello del Cremlino. Il segretario di Stato Rubio ha descritto il conflitto come un’impasse strategica, stretta tra le ambizioni territoriali russe e il rifiuto ucraino di cedere il Donbass. La prima ipotesi concreta sulla quale si sta lavorando è un cessate il fuoco limitato agli impianti energetici e alle esportazioni di cereali, possibile punto di partenza per ricostruire una fiducia oggi pressoché inesistente. Zelensky ha confermato la disponibilità di Kiev a discuterne, purché la sospensione degli attacchi sia reciproca.
Mosca però avrebbe chiesto agli Usa un allentamento delle restrizioni in cambio della tregua, anche sul fronte del Mar Nero. Tra le ipotesi evocate figura il possibile ritorno di beni russi congelati sotto il controllo di Mosca. La delegazione ucraina, guidata da Kyrylo Budanov, Rustem Umerov, Serhiy Kyslytsya e David Arakhamia, intende affrontare anche la difesa aerea e il sostegno finanziario. Al confronto partecipano interlocutori britannici, francesi e tedeschi, insieme a rappresentanti della Nato e dell’Ue: un coinvolgimento essenziale, perché qualsiasi intesa sulla sicurezza europea non può essere ridotta a un accordo bilaterale tra Washington e Mosca. Witkoff e Kushner potrebbero recarsi in Russia entro la fine del mese per proseguire il confronto con Putin, forse anticipati, come scrive The Atlantic, da una visita del direttore dell’Fbi Kash Patel. Il secondo round di colloqui di oggi per verificare se vi siano i margini per un reale passo in avanti nel dialogo, ribaltato dall’intesa Usa-Russia sul gasolio.
La guerra prosegue. I bombardamenti russi hanno causato danni alla rete elettrica ucraina, alimentando i timori per la popolazione in vista dell’inverno. A Kiev un calo di tensione ha provocato interruzioni in tre quartieri, mentre altri attacchi hanno colpito centrali elettriche a Dnipropetrovsk, Ivano-Frankivsk e Rivne. Nelle ultime 48 ore le vittime civili sono state 78 in tutto il Paese. Droni di Kiev danneggiano un data center di Yandex a Kaluga e attaccato l’impianto di Redkino, già colpito a febbraio.
