“Il governo americano non riesce ad accettare che Cuba sia, e abbia il diritto di essere, un Paese pienamente indipendente e sovrano. Nessuna delle falsità pronunciate da Trump, né alcuna calunnia, potrà mai negare tale realtà”.
È la reazione piccata del ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, alle parole pronunciate dal presidente statunitense nel suo intervento all’Assemblea dell’Onu. All’Avana non è andato giù che Trump sia tornato a definire Cuba “uno Stato fallito”, prossimo alla caduta e “un porto sicuro per il terrorismo” alle porte degli Stati Uniti.
Parole che, a caldo, hanno spinto la delegazione cubana ad alzarsi e ad allontanarsi dall’aula dell’Assemblea generale. Più tardi, anche il presidente castrista, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha sostenuto che Trump dice che Cuba rappresenta una minaccia solo perché è “incapace di giustificare la punizione inflitta al popolo cubano e la sua guerra economica genocida”.
L’Avana contro il blocco americano
Da tempo il governo dell’Avana denuncia come, a suo dire, Washington stia prendendo a pretesto presunti pericoli provenienti dall’isola per giustificare il blocco economico che ha ormai portato allo stremo la popolazione cubana.
“Cuba - prosegue Rodriguez - non rappresenta una minaccia per gli Usa né per altri. Il blocco economico, compreso l’embargo energetico, minaccia invece concretamente Cuba e altre nazioni. Si tratta di un atto di genocidio e di una punizione collettiva. Siamo un Paese pacifico e meritiamo la pace. Cuba non è una minaccia; lo è il blocco”.
Prima dell’intervento di Trump, nella mattinata newyorkese, sempre Rodriguez, nel corso di una riunione della Comunità degli Stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac), aveva accusato esplicitamente l’amministrazione Usa di utilizzare la lotta al narcotraffico come “pretesto” per militarizzare l’America Latina e i Caraibi e per imporre “una nuova versione della Dottrina Monroe”.
L’accusa sulla nuova Dottrina Monroe
Secondo il ministro, la regione è bersaglio di “un’offensiva” da parte di Washington, volta ad “aggiornare” la Dottrina Monroe attraverso nuovi “corollari”.
Tra gli elementi di questa politica, Rodriguez ha citato la “militarizzazione regionale”, i dazi imposti ai Paesi dell’America Latina e dei Caraibi e azioni che, a detta dell’Avana, mirano a dividere i governi della regione in alleati e avversari.
Tale accusa giunge mentre Washington sta conducendo una campagna militare contro il narcotraffico nelle acque dei Caraibi e del Pacifico, avviata nel settembre 2025.
