Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 10:31
Politica estera

Trump e l’11 settembre. “In guerra per vincere”. Vance, prove da leader

Il tycoon preferisce il Pentagono a New York

President Donald Trump talks with first lady Melania Trump, as they attend a ceremony to commemorate the 25th anniversary of the 9/11 attacks at the Pentagon, Friday, Sept. 11, 2026, in Washington. (AP Photo/Manuel Balce Ceneta) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

L’America si ferma per ricordare l’attacco terroristico che 25 anni fa ha cambiato per sempre la storia del mondo. Da New York al Pentagono, passando per Shanksville, in Pennsylvania, gli Stati Uniti si uniscono per onorare le vittime e condividere il dolore degli attentati che l’11 settembre 2001 causarono la morte di almeno 2.977 persone. A Ground Zero si è tenuta la consueta lettura dei nomi delle persone uccise alle Torri Gemelle, una cerimonia toccante segnata dall’assenza di Donald Trump. Il presidente Usa ha scelto (come l’anno scorso) di rendere omaggio alle vittime insieme alla first lady Melania al Pentagono, dove erano presenti anche il generale Dan Caine, il capo di Stato maggiore congiunto, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, e l’ex segretario di Stato Condoleezza Rice. Il tycoon ha cercato di collegare la «guerra al terrorismo» seguita all’11 settembre, che portò a un coinvolgimento pluriennale degli Usa nei conflitti in Medio Oriente, all’attuale scontro con l’Iran. «Oggi rinnoviamo il giuramento sacro che abbiamo pronunciato per la prima volta in

loro nome un quarto di secolo fa. Non dimenticheremo mai, mai. È per questo che combattiamo oggi - ha detto - Non abbiamo scelta. L’unica opzione è la vittoria. Combattiamo duramente, e per vincere». Il vicepresidente JD Vance e i quattro predecessori ancora in vita di Trump - il repubblicano George W. Bush, in carica al momento degli attentati, e i democratici Joe Biden, Barack Obama e Bill Clinton - si sono invece recati a Manhattan. Dove erano presenti anche il sindaco democratico Zohran Mamdani e l’ex sindaco e alleato di Trump, Rudy Giuliani, il quale guidava la città durante la crisi.

Trump e Vance, intanto, sono reduci dalla serata conclusiva alla Convention repubblicana di Dallas, in Texas, dove il comandante in capo è tornato a personalizzare il voto: queste midterm «sono fra le elezioni più importanti. Dovete farmi un favore: fate finta che sia io a correre e il mio nome sia sulla scheda, andate a votare. Se i democratici vincono distruggeranno tutto quello che abbiamo costruito. Rovineranno il Paese», ha spiegato prima guidare i presenti all’American

Airlines Center un giuramento di fedeltà a se stesso. «Alzate la mano e ripetete con me: prometto al più grande presidente della storia degli Stati Uniti che ci ama così tanto che uscirò e andrò a votare. Giuriamo che il 3 novembre andremo a votare. Sapete cosa succede se alle fine non votate? Andrete all’inferno», ha aggiunto. I riflettori della seconda serata sono stati puntati pure su Vance, che ha infiammato la platea presentando la sua visione del futuro e facendo leva sulla sua famiglia e i figli. Quando dal pubblico si è alzato il coro «2028, 2028!», lui è apparso visibilmente soddisfatto. «Occupiamoci delle midterm, poi vedremo cosa succede», ha detto prima di lanciare un attacco frontale ai democratici, che «disprezzano l’America e ha simpatia per i terroristi che hanno perpetrato l’11 settembre».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.