Quello andato in scena lo scorso 11 luglio potrebbe essere stato l’ultimo rave-party di Francia. Queste, almeno, le previsioni del governo d’Oltralpe, che questa settimana ha visto approvare in via definitiva dal Parlamento la nuova legge anti free-party, assieme a varie misure per prevenire eccessi della movida, spaccio e consumo di droghe. Uno “shock di autorità”, l’ha definito il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, per dare “risposte ai problemi che turbano l’ordine pubblico, la sicurezza e la tranquillità” dei francesi. Un nuovo approccio, da tempo suggerito dalle destre. Il provvedimento del macroniano Nuñez nasce sulla scia di quanto fatto in Italia dal governo Meloni nel ’22. E segna, per la “Macronie”, un cambio di paradigma sul tema sicurezza. Non si tratta di mettere al bando la techno o la musica elettronica, che in Francia viene ospitata perfino in eventi ufficiali all’Eliseo, come accaduto per la Festa della Musica nel cortile del palazzo presidenziale alla presenza di Macron, il 21 giugno scorso, con vari spettacoli e dj set. Né di vietare le manifestazioni. Ma di chiarezza sugli effettivi poteri prefettizi e fermezza: per un evento con oltre 250 persone serviranno autorizzazioni e garanzie. Nessuno potrà prendersi la briga di occupare un terreno, piantare un palco e trasformare la voglia di ballare in un maxi-raduno senza regole mettendo a rischio la vita degli altri e il paesaggio rischiando banali multe. C’erano quasi duemila persone a Forges-de-Lanouée, in Bretagna, l’11 luglio; una zona boschiva esposta al rischio di incendi. Scoperto l’ennesimo rave, a parte il sequestro di giradischi, generatori, maxi-casse audio e poche centinaia di verbali compilati per possesso di stupefacenti, c’è stata la conferma plastica anche agli occhi dei centristi macroniani - che alla vigilia delle elezioni spingono ora sulla sicurezza - di quanto la legge fosse troppo permissiva: non ha infatti sfiduciato i presenti, rimasti comunque per cinque giorni in un andirivieni di auto e minivan.
La politica francese si era già attivata, per fermare i rave sull’onda italiana. Perché fino a pochi anni fa i giornali raccontavano di giovani francesi transitati in Italia per prendere parte a maxi-feste clandestine, come da Belgio, Olanda, Spagna, Germnia. Da quando è entrata in vigore la legge del ’22, il percorso è stato inverso, con carovane verso le campagne francesi. Perfino in aree militare con ordigni inesplosi, come accaduto lo scorso maggio nel maxi-raduno di Cornusse, nel cuore della Loira, con 40mila persone. La sinistra mélenchoniana ha parlato subito di legge repressiva. Mathilde Panot, deputata di spicco della France Insoumise, ha invitato il governo a “lasciare in pace i giovani”. Nuñez si è quindi rivolto anche alle destre per far passare la legge “Ripost”, da lui definita “essenziale per la tutela del popolo” e volta “a fornire risposte immediate ai fenomeni che turbano l’ordine pubblico e la pace dei cittadini”.
Destra neogollista e lepenista hanno votato assieme ai centristi e parte dei socialisti portando in Francia misure molto simili a quelle varate dal governo Meloni. Ora i “ravers” rischiano Oltralpe sei mesi di reclusione e 7.500 euro di multa. Chi organizza, due anni di carcere e sanzioni da 30mila euro. Illegale parteciparvi. Inasprite anche le multe per il consumo di protossido di azoto (la “droga dei palloncini” con gas esilarante che spopola nelle “movide” selvagge) e per chi si renderà protagonista di rodei urbani, le corse clandestine su strade pubbliche con auto, moto, quad in cui spesso anche minori eseguono acrobazie anche sui marciapiedi, come accaduto nei recenti “festeggiamenti” perfino sugli Champs Elysées.
La legge, approvata in via definitiva martedì 21 luglio, prevede anche una stretta sul possesso di fuochi d’artificio, per impedirne l’uso come armi come accaduto nelle guerriglie urbane azionate sempre più spesso da manifestanti incappucciati contro la polizia; poi autorizza la consegna alle forze dell’ordine strumenti più efficaci per combattere il traffico di droga, risorse tecnologiche e normative, per dotare gli agenti di strumenti adeguati per stare al passo con i tempi. Un’altro punto, questo, che avvicina Francia e Italia in materia di prevenzione: Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron hanno infatti recentemente lanciato congiuntamente la Coalizione Europea contro le Droghe, che si propone di rafforzare la cooperazione nel contrasto al traffico di droga, incluse le “sostanze” sintetiche, investendo anche nel recupero dalle dipendenze.
Sui “rave”, e a tutto ciò che vi ruota attorno, c’è anche una Francia che resta a bocca asciutta: ovvero chi ha provato a ostacolare il nuovo approccio legge e ordine “macroniano” che andrà a favorire i grandi eventi commerciali, secondo vari artisti della scena techno francese, come Laurent Garnier, Chloé, Barbara Butch e l’ex manager dei Daft Punk, Pedro Winter. Su Libération, avevano firmato un appello contro il disegno di legge, sostenendo che lo spirito che anima i free-party è anzitutto di festa, inclusione e condivisione, e parlando di un paradosso: la legge “Ripost” (acronimo di “réponses immédiates aux phénomènes troublant l’ordre public, la sécurité et la tranquillité de nos concitoyens”), si leggeva nel loro appello, prende di mira i piccoli eventi, ma risparmia i grandi festival commerciali. Anche l’ex vicesindaco di Parigi con delega alla vita notturna, Frédéric Hocquard, si era mobilitato contro il disegno di legge chiedendo il “riconoscimento di una pratica culturale trentennale” parlando di criminalizzazione dei “ravers”. Da questa settimana, per il ministro dell’Interno, ci sarà invece “tolleranza zero”.
