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Politica estera

Svezia, centrosinistra in testa con un solo seggio di differenza. Non c’è l’exploit dell’ultradestra

Dopo ore di spoglio elettorale la formazione di Magdalena Andersson è in vantaggio. Il vincitore potrebbe non essere noto per diversi giorni, in attesa dello lo spoglio di tutte le schede provenienti dall’estero

Social Democrats party leader Magdalena Andersson arrives at the party's election watch night in Stockholm, Sweden, Sunday, Sept. 13, 2026. (Jonas Ekstroemer/TT News Agency via AP)

La Svezia ha scelto il suo futuro prossimo in una notte al cardiopalma. L’autorità elettorale svedese ha confermato una differenza di un solo seggio tra i due blocchi.

Con un’affluenza alle urne registrata al 80,2%, i Socialdemocratici sono in testa, con il 28,1%, secondo la proiezione della tv pubblica Svt. I Moderati, si stabilizzano al secondo posto con il 19,9%. Gli Sweden Democrats con il 17,6% si fermano al terzo posto. Le due formazioni hanno continuato a inseguirsi man mano che le previsioni si trasformavano in risultati concreti.

La leader dei socialdemocratici si è detta pronta a governare. “Noi socialdemocratici saremo sempre pronti ad assumerci le nostre responsabilità (...) per il momento siamo in testa. E se questo dato venisse confermato, allora la Svezia avrà un nuovo governo”, ha dichiarato Magdalena Andersson.

Alcune schede elettorali giunte in ritardo, principalmente da elettori residenti all’estero, saranno tuttavia conteggiate solo mercoledì. Vista però la serrata competizione, il vincitore potrebbe non essere noto per diversi giorni, dopo lo spoglio di tutte le schede provenienti dall’estero.

Non sarebbe la prima volta che la Svezia assiste a una situazione così peculiare. È già accaduto alle elezioni generali del 1973, quando i due principali blocchi politici ottennero un pareggio con 175 seggi ciascuno. Lo stallo spinse il parlamento a modificare il numero dei seggi disponibili, portandolo a 349 in vista delle elezioni successive. Appena sei anni dopo, nel 1979, il blocco di centro-destra vinse 175 contro 174.

Gli Sweden Democrats, intanto, sono passati in poco più di un dieci anni dalla periferia alla posizione di secondo partito del Paese. Pur essendo rimasti fuori dalla compagine governativa, hanno però sostenuto l’esecutivo attraverso l’accordo di Tidö, diventando determinanti nella definizione delle politiche della maggioranza. Ma soprattutto, rompendo un tabù: solo un anno fa, il partito fece pubblicamente ammenda per i suoi legami con elementi neonazisti e antisemiti, nel tentativo di ricostruirsi una verginità etica.

La geografia del voto restituisce un panorama piuttosto variegato. Se nella parte meridionale del paese il quadro è a macchia di leopardo, nel nord della nazione sembra confermarsi la scelta socialdemocratica. Si tratta storicamente di una delle roccaforti della socialdemocrazia, anche se oggi il rapporto tra voto operaio e sinistra è meno scontato. Alle elezioni del 2022, nell’area definita Northern Sweden — l’area che comprende Jämtland, Norrbotten, Västerbotten e Västernorrland — i Socialdemocratici ottennero circa il 40%, contro il 18,6% dei Democratici Svedesi e il 14% dei Moderati.

Il Nord svedese è un universo di miniere, acciaio, energia, foreste e industria pesante. Qui il movimento operaio ha avuto un peso storico enorme. Ergo, il legame tra sindacati, grandi imprese e Socialdemocratici è quindi molto più radicato che in molte altre zone. Qui, inoltre, le distanze sono enormi e la densità abitativa è bassa. Ospedali, scuole, trasporti, servizi comunali e assistenza sociale sono fondamentali per mantenere vive comunità molto lontane da Stoccolma. Ed è proprio su questo terreno che i Socialdemocratici continuano a essere un caterpillar.

Last but not least, l’immigrazione, tema bollente che ha decretato la rimonta storica degli Sweden Democrats, qui ha un peso differente da quello delle periferie meridionali. I comuni del Nord necessitano di immigrati per sostenere economia e servizi.