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Politica estera

Brasile al voto: Lula sfida l’eredità dei Bolsonaro

I brasiliani sono chiamati alle urne per scegliere presidente, governatori e Congresso. Economia, Bolsa Família, sicurezza e peso del Senato al centro di una sfida segnata ancora dalla polarizzazione

Brazilian President Luiz Inacio Lula da Silva, who is running for reelection, waves to supporters during a campaign rally in Rio de Janeiro, Brazil, Friday, Oct. 2, 2026. (AP Photo/Silvia Izquierdo)

Oltre 158 milioni di elettori, sei scelte da compiere e una corsa per il Planalto. Oggi il Brasile torna alle urne per le elezioni generali, una consultazione che non deciderà soltanto chi guiderà la maggiore economia dell’America Latina, ma ridisegnerà anche il Congresso, gli esecutivi dei 26 Stati e del Distretto federale e una parte consistente del Senato.

Al centro dell’agone il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che corre per un quarto mandato e il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro.

Lula e Bolsonaro non si sono affrontati nel tradizionale grande dibattito televisivo conclusivo. L’evento previsto è stato cancellato dopo la mancata partecipazione dei due principali candidati. È la prima volta in vent’anni che il primo turno di una presidenziale si conclude senza un confronto televisivo diretto tra i due candidati in testa alle rilevazioni.

Non si elegge soltanto il presidente

I seggi saranno aperti dalle 8.00 alle 17.00. Un eventuale secondo turno per presidente e governatori si svolgerà domenica 25 ottobre.

Gli elettori brasiliani saranno chiamati a scegliere il presidente e il vicepresidente della Repubblica, i 27 governatori e rispettivi vice, tutti i 513 deputati federali, i deputati delle assemblee statali e distrettuali e due terzi del Senato. Il mandato dei senatori brasiliani dura otto anni e il rinnovo avviene alternativamente per un terzo e per due terzi dei seggi. Quest’anno tocca a due terzi della Camera alta.

Per presidente e governatori vale il sistema a doppio turno. Per essere eletto domenica un candidato deve ottenere più della metà dei voti validi. Se nessuno supera quella soglia, i due candidati più votati si affronteranno il 25 ottobre. Non è invece previsto il ballottaggio per il Senato.

La sfida Lula-Flávio Bolsonaro

La corsa per il Planalto ruota soprattutto intorno a due nomi. Da una parte l’80enne leader del Partido dos Trabalhadores e presidente in carica. Dall’altra, il senatore del Partido Liberal e rampollo dell’ex presidente.

La scheda presidenziale non contiene soltanto i due favoriti. Dopo il ritiro di Leonardo Avalanche del PRTB, la corsa conta 12 candidati. Tra gli altri nomi figurano lo scrittore Augusto Cury per Avante, il governatore Ronaldo Caiado per il PSD, Renan Santos per Missão e l’ex governatore di Minas Gerais Romeu Zema per Novo.

L’ultima rilevazione Datafolha, condotta tra il 29 settembre e il 1° ottobre, assegna nei voti validi del primo turno il 45% a Lula e il 40% a Flávio Bolsonaro. Il dato diventa ancora più significativo guardando a un eventuale ballottaggio: Datafolha rileva Lula al 48% e Flávio Bolsonaro al 45%, una distanza che, considerando il margine di errore, viene classificata dall’istituto come pareggio tecnico. Anche il livello di rifiuto dei due principali candidati testimonia la polarizzazione: secondo la stessa rilevazione, il 45% dichiara che non voterebbe mai Lula e il 45% dice lo stesso di Flávio Bolsonaro.

Economia, costo della vita, sicurezza

Una delle questioni che attraversano maggiormente la campagna è l’economia. Il malcontento dell’elettorato si sta raccogliendo proprio attorno al costo della vita, indicandolo come uno dei problemi che pesano sulla candidatura alla rielezione di Lula. A questo si aggiunge il nodo dei conti pubblici. Il Brasile affronta il voto con tassi d’interesse elevati e con l’attenzione dei mercati concentrata sulla sostenibilità della spesa e del debito.

Lula, inoltre, arriva all’appuntamento elettorale dopo aver annunciato un aumento del 15% per la Bolsa Família, il principale programma di welfare federale brasiliano dedicato alle famiglie in condizioni di povertà. L’opposizione ha contestato la tempistica della misura, sostenendo che abbia una finalità elettorale.

Accanto all’economia, sicurezza pubblica e criminalità hanno avuto un ruolo importante nel dibattito pre-elettorale. La campagna resta inoltre segnata dalle conseguenze istituzionali dello scontro seguito alle elezioni del 2022 e dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto Jair Bolsonaro.

Sul tavolo, ci sono inoltre Amazzonia e politica climatica, energia, rapporti con Cina e Stati Uniti e il ruolo del Brasile nel cosiddetto Sud globale. Anche sulla transizione energetica il quadro è complesso: un’analisi dei programmi depositati presso il TSE rileva che la maggioranza dei candidati sostiene il mantenimento o l’espansione degli investimenti in petrolio e gas, pur accompagnandoli in molti casi con proposte sulle energie rinnovabili.

Il fattore religioso e geografico

La geografia elettorale continua a mostrare divisioni profonde anche sul piano religioso. Lula è al 50% tra gli elettori cattolici, mentre Flávio Bolsonaro raggiunge il 52% tra gli evangelici. Si tratta di una frattura già emersa nelle precedenti tornate brasiliane e che continua a rappresentare uno degli assi della competizione politica.

Gli ultimi dati mostrano inoltre differenze territoriali e socioeconomiche: Lula registra i risultati migliori nel Nordeste e tra gli elettori con redditi più bassi, mentre Flávio Bolsonaro dispone di un sostegno maggiore nel Sud, tra gli evangelici e nelle fasce di reddito più elevate.

Piccola curiosità: il voto in Brasile è obbligatorio per gli alfabetizzati tra i 18 e i 70 anni, mentre è facoltativo per i sedicenni e diciassettenni, per chi ha più di 70 anni e per gli analfabeti. Se un elettore non vota, deve giustificare l’assenza oppure regolarizzare la propria posizione pagando la sanzione prevista. Finché la posizione non viene regolarizzata, può incorrere in problemi con il passaporto, l’accesso o la presa di servizio in determinati impieghi pubblici. C’è poi una conseguenza ulteriore: tre assenze consecutive senza voto, giustificazione o pagamento delle relative multe possono portare alla cancellazione dell’iscrizione elettorale.

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