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Politica estera

Xi sfida Trump sul Medio Oriente: la Cina entra in partita per fermare la guerra con l’Iran

Pechino intensifica l’offensiva diplomatica tra Oman, Iran e Arabia Saudita per favorire una soluzione al conflitto e tutelare i propri interessi energetici. Le mosse del Dragone arrivano alla vigilia dell’atteso incontro tra Xi Jinping e il presidente americano

La Cina ha mantenuto da sempre un profilo diplomatico discreto in Medio Oriente, ma di recente ha intensificato i propri sforzi per contribuire a porre fine alle tensioni legate al conflitto tra Stati Uniti e Israele da una parte e l’Iran dall’altra. Questa crisi ha compromesso la navigazione nello Stretto di Hormuz, provocando un aumento dei costi globali dell’energia e dei trasporti marittimi. “Il Medio Oriente e la regione del Golfo non dovrebbero trasformarsi in un campo di battaglia per le rivalità tra grandi potenze, la Cina è pronta a collaborare con le nazioni arabe per instaurare una pace duratura”, è quanto ha dichiarato il presidente cinese Xi Jinping al sultano dell’Oman in visita a Pechino lunedì. Il viaggio di Haitham rappresenta la prima visita di un capo di Stato omanita in Cina da quando, quasi 50 anni fa, i due Paesi hanno stabilito relazioni diplomatiche. «La regione del Golfo e del Medio Oriente non deve diventare un’arena per le rivalità tra grandi potenze o per conflitti geopolitici. La pace e la stabilità in quest’area richiedono l’impegno e la tutela congiunti di tutte le parti in causa», ha affermato ancora Xi. La Cina, ha aggiunto, è costantemente impegnata a favorire la cessazione delle ostilità e auspica di poter offrire «saggezza e soluzioni per risolvere i dilemmi legati alla sicurezza nella regione». Xi ha inoltre espresso la volontà della Cina di rafforzare il dialogo e il coordinamento con i paesi arabi, inclusi gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo, per lavorare insieme al ripristino della pace e al raggiungimento di una stabilità e una sicurezza durature.

Ma la rete diplomatica si allarga ancora. Il Ministero degli Esteri cinese ha fatto sapere che Zhai Jun, inviato speciale per il Medio Oriente, si recherà questo mese in visita in Iran, Oman e Arabia Saudita. Questa offensiva diplomatica precede un attesissimo incontro tra Donald Trump e Xi, previsto in occasione della conferenza Apec che si terrà a Shenzhen, in Cina, il 18 e 19 novembre. Sono passate settimane, se non mesi, in cui la Cina non ha compiuto passi significativi sul piano diplomatico per porre fine al conflitto, secondo alcuni analisti. Questi incontri sembrano indicare che la Cina stia perdendo la pazienza di fronte alla mancanza di progressi e voglia mostrare di voler entrare in gioco nel processo.

Ma ritorniamo all’incontro di Xi con il sultano omanita. «Siamo certi che un accordo aprirebbe nuove prospettive per il commercio e gli investimenti, agevolando e potenziando gli scambi commerciali e finanziari tra le nostre due nazioni», ha dichiarato Haitham. La Cina rappresenta il principale partner commerciale dell’Oman. Le relazioni in ambito turistico e imprenditoriale sono stati rafforzati dall’avvio di voli diretti tra Pechino e Muscat, operativi dal novembre dello scorso anno. L’Oman, che esporta greggio e prodotti energetici verso la Cina, punta anche a sviluppare ulteriormente il settore delle energie rinnovabili e del commercio digitale, settori di punta del Dragone.

Intanto il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato pure il consigliere per la sicurezza nazionale dell’Arabia Saudita, Musaad bin Mohammed Al Aiban, e il vice segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Bagheri Kani. Wang ha dichiarato a Kani che il dialogo e i negoziati rimangono “l’unica via percorribile”, in un contesto in cui i conflitti nella regione “si protraggono, rischiando un ulteriore allargamento”. Yi ha poi assicurato il sostegno del suo Paese all’Iran “nel salvaguardare la propria sovranità e sicurezza”. Quando, a febbraio, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi congiunti contro l’Iran, alla Cina è stato riconosciuto il merito di aver spinto Teheran verso negoziati per un cessate il fuoco in Pakistan, rafforzando così il proprio ruolo di mediatore regionale.

L’influenza di Pechino in Medio Oriente “non è più quella di una volta”, ha affermato al Guardian Shen Dingli, studioso di relazioni internazionali con base a Shanghai. Ha tuttavia aggiunto: “Considerando i maggiori investimenti e scambi commerciali della Cina nella regione la sua influenza non può essere ignorata”. La principale leva economica di Pechino sull’Iran risiede nel fatto che acquista circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese mediorientale. Ma le difficoltà derivanti da una prolungata interruzione nello Stretto di Hormuz rappresentano un rischio anche per l’economia cinese. La carenza di energia genera inflazione, che a sua volta rischia di ridurre la domanda globale di prodotti cinesi. Ma non bisogna dimenticare un altro dato importante: la Cina trae vantaggio dai danni che i combattimenti hanno arrecato alla reputazione mondiale degli Stati Uniti. La partita per la leadership mediorientale e globale è partita.

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