Il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha deciso unilateralmente di sospendere il versamento di 50 milioni di franchi svizzeri (oltre 54 milioni di euro) destinati ai Comuni lombardi. La motivazione formale del blocco risiede nella “tassa sulla salute” per i vecchi frontalieri, introdotta dalla legge Finanziaria italiana del 2024 e che la Regione Lombardia intende riscuotere a partire dal mese di settembre. Le tensioni a livello economico tra i due Paesi sono altissime ormai da tempo, non solamente per il nodo frontalieri ma anche per il caso di Crans-Montana e per i rimborsi svizzeri per le cure degli italiani.
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha affrontato la questione durante un incontro bilaterale con la consigliera federale Karin Keller-Sutter, e in una nota successiva ha “stigmatizzato la decisione del governo del Ticino di sospendere parzialmente le compensazioni ai comuni in violazione dell'Accordo sui frontalieri del 2020 concordando con la consigliera Keller-Sutter sulla necessità urgente di trovare una soluzione e ripristinare la corretta applicazione del Trattato”. L’Italia, ha spiegato, “dopo aver chiarito la natura del contributo sanitario per i nuovi frontalieri, così come richiesta dalla Regione Lombardia, si è detta disponibile ad approfondire anche altre questioni, quali una possibile revisione della Convenzione sulle doppie imposizioni ma solo dopo che sarà ristabilito il rispetto dell'Accordo bilaterale in vigore”.
Il presidente del Consiglio di Stato del Ticino, Claudio Zali sembra però irremovibile nella sua posizione: “Abbiamo preso la decisione unanime di trattenere cautelativamente parte dei ristorni a seguito della controversia legata alla prossima introduzione, almeno in Lombardia della tassa della salute per i vecchi frontalieri, un’imposta lesiva dell’accordo internazionale tra Svizzera e Italia che vieta la doppia imposizione per i vecchi frontalieri e prevede che sia il solo Ticino a prelevare le imposte”. Il Piemonte, che sulla tassa ha avuto una postura diversa, non subirà il blocco.
Sul fronte lombardo, la minoranza consiliare in Regione e le rappresentanze sindacali premono affinché l'amministrazione lombarda e il ministero rivedano i propri piani per evitare il blocco dei servizi nei territori interessati. Per il momento non sembra possano esserci cambiamenti ma fino a settembre mancano ancora molte settimane e non è escluso che venga trovato un accordo.