Mentre si va rapidamente ricomponendo la tensione tra Italia e Germania (che entrambe le diplomazie definiscono un «equivoco»), si salda ulteriormente il sodalizio atipico tra Roma e Copenaghen.
Nonostante la distanza tra due famiglie politiche agli antipodi - i conservatori di Ecr e i socialisti di S&D - Giorgia Meloni e Mette Frederiksen si muovono infatti in tandem sul fronte migranti. Un’intesa che risale all’autunno 2024, quando la premier italiana e quella danese si sono fatte promotrici di un’iniziativa fino ad allora inedita: organizzare degli incontri informali che fossero aperti a tutti i leader Ue interessati a discutere della questione immigrazione a margine di ogni Consiglio europeo. Le riunioni - presiedute da Ursula von der Leyen - si sono allargate sempre di più, arrivando a coinvolgere stabilmente anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz. L’asse si è riproposto in occasione della crisi nella exclave spagnola di Ceuta con la lettera a Bruxelles sottoscritta da 22 Paesi Ue, sollecitata proprio da Meloni e Frederiksen. Che ieri hanno deciso di condividere sui social un «messaggio congiunto»: no a «un’immigrazione incontrollata» e sì a «centri di rimpatrio in Paesi terzi».
Una presa di posizione congiunta che ha una sua forza proprio in virtù delle tante distanze che caratterizzano l’intesa tra le due. «Siamo le uniche due donne a capo di un governo nell’Ue. Una di noi guida un grande Paese del sud, l’altra un piccolo Paese del nord». E ancora: «Proveniamo da posizioni politiche molto diverse». Ed è questo il grande atout dell’asse Roma-Copenaghen. Non a caso, in Italia Fdi punta il dito contro una sinistra «troppo permissiva» sul fenomeno migratorio e la invita a guardare alle socialdemocrazie europee, mentre in Danimarca i Socialdemokratiet (partito della Frederiksen) utilizzano il tandem con Meloni per rispondere alle critiche della destra di Dansk Folkeparti.
Va scemando, invece, la tensione con la Germania.
L’ambasciatore tedesco in Italia Thomas Bagger fa sapere che Berlino e Roma «cooperano strettamente e in uno spirito di fiducia reciproca su tutte le questioni relative alla politica migratoria». Mentre da Palazzo Chigi si sottolinea come sulla vicenda relativa ai movimenti secondari non ci sia stata alcuna presa di posizione pubblica né di Merz né dei suoi ministri. Anzi, come si diceva, sono quasi due anni che il cancelliere partecipa alle riunioni europee sui migranti sollecitate da Meloni e Frederiksen, a conferma di una condivisione di metodi e obiettivi.
Merz, fanno peraltro presente da Fdi replicando alle accuse arrivate al governo italiano dalle Ong tedesche, è il cancelliere che - a differenza del suo predecessore Olaf Scholz - ha «azzerato» i finanziamenti statali alle Ong impegnate nel soccorso dei migranti. Non a caso, fa sapere il Viminale, l’intenzione è ribadire l’interpretazione per cui chi arriva in Italia sulla nave di una Ong di un altro Paese Ue è come se fosse sbarcato in quel Paese. Se l’Ong è tedesca, dunque, il primo approdo è in Germania.
