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Politica internazionale

Chi vuole nascondere il terrore

Il capolavoro è pretendere verità su Regeni e rimuovere l’ideologia che quella libertà la minaccia

People disembark from a FlyDubai carrying Israeli passengers who had earlier been aboard another FlyDubai aircraft that made an emergency landing in Saudi Arabia approaches Ben Gurion International Airport near Tel Aviv, Israel, Wednesday, Sept. 30, 2026. (AP Photo/Ariel Schalit)

L’islamismo vince due volte: quando colpisce e quando ci convince che non esiste. Sul volo per Tel Aviv un copilota accoltella il comandante, l’aereo perde quota, i passeggeri intervengono. E scatta il tranquillante: lite, follia, episodio da chiarire. A Modena un uomo investe la folla e sul suo pc compaiono ricerche su Isis, Bin Laden e attentati. Ma guai a dire «jihad globale»: sia mai disturbare la sinistra, ormai alleata d’ufficio dell’islam. Poi c’è Regeni. Tre agenti egiziani sono stati condannati a Roma per il sequestro del ricercatore. La sinistra accusa Meloni di non fare abbastanza contro al-Sisi e si indigna per le parole di Tajani. Comico. Però, davanti all’islamismo europeo, rispolvera il catalogo: contesto, cultura, integrazione, prudenza. Mai la frase proibita: l’islamismo combatte la libertà delle democrazie occidentali.

Il capolavoro è pretendere verità su Regeni e rimuovere l’ideologia che quella libertà la minaccia. Nelle piazze progressiste sfilano partiti e movimenti indulgenti verso regimi islamisti non meno autoritari dell’Egitto: gli stessi dove indagare ciò che il potere nasconde può costare carcere o vita. La contraddizione diventa complicità morale.

L’11 settembre non è stato dimenticato: è stato tradotto. Da terrorismo islamista a «incidente». Non serve più abbattere le Torri: basta convincerci a non guardarle.

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