Nei cieli d’Italia, da Malpensa a Fiumicino, sono bastate poche mail per far decollare i caccia e mettere a terra la fiducia. La bomba, almeno finora, non era a bordo. Ma c’era. Si materializza in una nuova strategia della tensione che va dal frigorifero alla piazza. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto ha usato due parole: «guerra ibrida». La Treccani la definisce una strategia che mescola guerra convenzionale, irregolare e sabotaggio informatico. Ma la novità è che la guerra ha cambiato ragione sociale. Anzi, ha cambiato la società. Il nemico non deve più sfondare una frontiera: gli basta insinuarsi in ciò che ci tiene in piedi. Aerei, treni, ospedali, reti digitali, sistemi di sicurezza: la tecnologia che avevamo costruito per viaggiare meglio, vivere più a lungo, sentirci protetti si trasforma, nel giro di un allarme, in un arsenale contro di noi. Stephen King lo aveva immaginato in
Brivido: camion e macchine si ribellavano agli uomini. Oggi è più inquietante: le macchine non devono nemmeno ribellarsi. Basta che qualcuno ci convinca che non possiamo più fidarci di loro. È questa la società del caos: spostare ogni giorno le coordinate di chi deve difenderci, consumare risorse, seminare sospetti, trasformare la prudenza in panico. E mentre l’Europa cerca un esercito comune, qualcuno ha già scoperto come metterne in crisi la vita comune e la democrazia. La bomba più pericolosa non è quella che non c’è. È il dubbio che resta.
