Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è arrivato in Bosnia-Erzegovina ieri mattina, con il capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano e un’équipe di medici «per rendere omaggio ai nostri Caduti e portare ai feriti la vicinanza e l’affetto della Difesa e di tutto il Paese. Mi inchino al sacrificio dei nostri militari», ha detto Crosetto. Le salme dei sergenti Simone Ruggia, 37 anni, Claudio Marchesi, 35, del tenente Franco Adriano Zecchillo, 65 anni, e della sergente Laura Procacci, 32 anni, morti nello schianto del CH-47 Chinook dell’Esercito italiano nell’ambito della missione europea Eufor, dovrebbero rimpatriate domani mattina.Ruggia e Marchesi erano in servizio al Comando aviazione dell’Esercito di Viterbo, Zecchino e Procacci facevano parte del Corpo Militare della Croce Rossa. Quest’ultima si era arruolata a maggio 2025 nel Corpo che fa da ausilio alle Forze armate. Laureanda in Medicina e Chirurgia alla Sapienza, era in forze al IX Centro di Mobilitazione di Roma, dove «aveva maturato una solida preparazione nella gestione del paziente critico e della traumatologia». Maggiore di tre figlie, è cresciuta a Montegrosso, provincia di Andria e poi a Canosa di Puglia. «La sua determinazione, la sua propensione a tendere la mano verso il prossimo, credo siano state le caratteristiche che poi l’hanno formata e l’hanno portata lì dove era», spiega Marco Tullio Milanese, volontario che per tre anni ha lavorato con lei.«Con noi- aggiunge - ha condiviso gli anni più duri del Covid, senza fare differenza tra interventi sanitari e interventi sociali».Il suo collega Zecchillo avrebbe compiuto 65 anni oggi. In pensione dal 2022, dal 1999 aveva lavorato all’ospedale di Legnano dove ha aiutato a creare la cardiochirurgia. Ha continuato come volontario tenente in forze al III centro di mobilitazione della Croce Rossa di Milano, operativo sia in ambulanza che in elicottero. «Era una persona molto corretta, un po’ schiva. Se organizzavi una cena magari non veniva, ma se gli chiedevi qualcosa si faceva in quattro», ricorda il direttore di Cardiochirurgia dell’Asst Ovest Milano Germano Di Credico. Docente all’università dell’Insubria, «aveva dedicato oltre quarant’anni alla sanità», dicono dal Corpo.Ruggia «era una persona solare, sempre pronto ad aiutare gli altri, un amico vero che amava tornare nella sua città», lo ricordano oggi gli amici. Nel 2011 aveva lasciato Salerno, dove vivono ancora la madre e la sorella, e da otto anni il giovane sergente dell’aviazione era assegnato al primo reggimento Antares di Viterbo, un reparto d’eccellenza. Si era sposato da pochi mesi.Operava come specialista a bordo dell’elicottero il sergente Claudio Marchesi, originario di Orvieto, anche lui in forze all’Antares di Viterbo. Era un appassionato di calcio e di sci. Il sindaco di Allerona, dove è cresciuto con i genitori, il fratello e la sorella, ha assicurato che «nessuno in paese può dimenticare la sua straordinaria bontà d’animo, la sua generosità e il suo sorriso». Il compito di Ruggia e Marchesi era controllare la strumentazione che si trovava nella pancia del Chinook e all’esterno. A Viterbo ieri era lutto cittadino.

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