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Politica internazionale

Il traffico di petrolio dalla Libia all’Italia: il business illegale da oltre un miliardo di dollari

Oltre ventimila tonnellate di carburante sequestrato in Italia. Le indagini della Guardia di Finanza e degli esperti dell’Onu raccontano due mercati clandestini che sfruttano porti, autocisterne, documenti falsi e società commerciali. Le rotte verso l’Europa

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Il petrolio cambia nome, bandiera, proprietario. Il denaro no. Quello segue una rotta precisa e finisce nelle tasche di chi controlla un affare clandestino che attraversa il Mediterraneo. In Libia, le Nazioni Unite hanno ricostruito un traffico illegale di carburanti dal valore commerciale di 1,3 miliardi di dollari. In Italia, negli ultimi mesi, la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre ventimila tonnellate di carburanti nell’ambito delle indagini sulle frodi e sul commercio illegale. Due mercati, due inchieste, sui quali sono in corso indagini per accertare se una parte del gasolio sottratto alla Libia è arrivata anche nel nostro Paese. Le rotte marittime, i passaggi attraverso Malta e i documenti falsificati indicano dove cercare.

Il rapporto degli esperti dell’Onu, trasmesso a marzo al Consiglio di sicurezza, descrive un sistema nel quale il petrolio viene sottratto al controllo dello Stato libico, caricato sulle navi e rivenduto all’estero. Dal novembre 2024 sono state individuate esportazioni illegali per oltre 992mila tonnellate di carburanti raffinati, movimentate da almeno 50 petroliere. Il cuore del traffico è il vecchio porto di Bengasi. Da qui, fra marzo 2022 e dicembre 2025, sono usciti clandestinamente 2,07 miliardi di litri di gasolio. Valore commerciale: 1,3 miliardi di dollari. Non il guadagno netto dei trafficanti, ma il valore del carburante sottratto ai circuiti autorizzati.

Gli esperti descrivono un sistema di impunità nel quale le operazioni commerciali vengono autorizzate per favorire «reti concorrenti affiliate a gruppi armati». Al centro compaiono Ibrahim al-Dabaiba, nipote del primo ministro Abdulhamid al-Dabaiba, e Saddam Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar. Il petrolio è diventato uno strumento di potere, capace di alimentare gli interessi delle fazioni che controllano porti e infrastrutture.

Una delle reti individuate è quella di Maeen Ali Sharfeddin, accusata di avere costruito un’organizzazione capace di controllare la filiera dei rifornimenti, movimentare i carichi e assicurare alle petroliere l’accesso ai porti senza interferenze.

La geografia del contrabbando ha tre snodi: Bengasi, Tobruk e Ras Lanuf. A Bengasi, tra ottobre 2024 e dicembre 2025, gli investigatori hanno contato almeno 110 visite di 36 petroliere.

A Tobruk il sistema è ancora più sofisticato. Le petroliere arrivano con carburante destinato al consumo nazionale. Il prodotto viene scaricato sulle autocisterne, attraversa il porto e raggiunge altre navi. Il gasolio importato per rifornire la Libia riparte così verso l’estero privo delle autorizzazioni necessarie.

Poi comincia il viaggio. Le petroliere interrompono la trasmissione del segnale Ais, trasferiscono i carichi in mare, cambiano intermediari. A Tobruk vengono individuati certificati d’origine definiti dall’Onu «fraudolenti e non validi». In un campione gli investigatori hanno trovato una miscela di gasolio e carburante per aerei.

È nel Mediterraneo centrale che la vicenda assume una dimensione europea. Uno degli snodi dei trasferimenti da nave a nave è Hurds Bank, al largo di Malta. Qui il carburante può passare da una petroliera all’altra senza entrare in un porto. Il rapporto documenta inoltre spedizioni verso Grecia, Belgio, Germania, Spagna e Malta. E si indaga verso l’Italia. Esamina le attività della società maltese Zeta Energy Ltd., che ha contestato parte delle ricostruzioni degli esperti.

Sull’altra sponda del Mediterraneo, intanto, le indagini italiane descrivono un mercato illegale dalle dimensioni rilevanti. Dal primo marzo al 31 luglio, le Fiamme Gialle hanno concluso 1.371 interventi sulle accise, denunciato 265 persone, sequestrato oltre ventimila tonnellate di carburanti e accertato consumi in frode superiori a 6.500 tonnellate. Le operazioni proseguite fino al 7 ottobre aggiungono ulteriori sequestri.

La Guardia di Finanza individua fra i sistemi più utilizzati i cosiddetti designer fuels, vale a dire, secondo la definizione contenuta nella sua relazione, «prodotti petroliferi fraudolentemente qualificati con denominazioni diverse per eludere gli obblighi fiscali». Il gasolio diventa olio lubrificante, solvente, prodotto industriale.

Tra Udine e Verona vengono intercettati due container cisterna ferroviari provenienti dall’Europa orientale. Trasportano 64 mila litri di presunto olio lubrificante, diretti nel Mezzogiorno. Le analisi rivelano che si tratta di gasolio per autotrazione. Un’altra indagine, condotta tra Udine, Tolmezzo e Tarvisio, porta al sequestro di 427.950 litri di carburanti.

A Catania viene individuato un traffico di gasolio dichiarato nei documenti come «liquido bio anticorrosivo». Cinque persone raggiunte da misure cautelari.

Il secondo grande affare riguarda il gasolio agricolo. Nel Crotonese, secondo gli investigatori, un’associazione per delinquere avrebbe utilizzato documenti falsi per simulare attività agricole ad alto consumo di carburante. Soprattutto serre. Il gasolio acquistato con le agevolazioni fiscali sarebbe stato rivenduto ad autotrasportatori e imprese di movimento terra. Ventinove persone denunciate, sequestri patrimoniali per oltre otto milioni di euro.

Nel Salento, un’altra indagine ricostruisce un sistema fondato su aziende agricole fittizie, documenti falsi e un deposito commerciale utilizzato per rifornire automezzi. Nel Foggiano, un’azienda florovivaistica sarebbe servita ad alimentare un distributore abusivo: cinque misure cautelari e sequestri superiori al milione di euro.

A Pescara, invece, il carburante sarebbe stato sottratto durante le consegne. Manipolando i contatori delle autocisterne, gli indagati avrebbero fornito ai clienti quantità inferiori a quelle acquistate. Il gasolio recuperato sarebbe stato rivenduto in nero e miscelato con quello destinato alle automobili. Quindici persone denunciate e sequestri di vetture di lusso per circa un milione di euro.

Il conto arriva anche agli automobilisti. A Crotone, dopo segnalazioni di problemi ai motori, vengono individuati oltre 500 litri d’acqua in quasi tredicimila litri di gasolio. A Roma, il 29 settembre, vengono sequestrati 26 mila litri di carburante non conforme. A Trapani, il primo ottobre, i finanzieri scoprono un deposito abusivo con circa cinquemila litri. Il 7 ottobre, nel Salernitano, un’autocisterna viene fermata con 8.500 litri di gasolio senza la prescritta documentazione fiscale.

I due scenari pongono un interrogativo preciso. L’Onu documenta una rete che sottrae gasolio alla Libia e lo trasferisce verso mercati internazionali, anche europei. I finanzieri scoprono carburanti introdotti in Italia sotto falsa denominazione, depositi abusivi e società utilizzate per aggirare le imposte. Sono due estremità di una possibile filiera.

Una petroliera può spegnere il segnale che ne rivela la posizione. Un’autocisterna può viaggiare con documenti falsi. Un carico può cambiare nome e proprietario. Il denaro, invece, deve pur arrivare da qualche parte. E sono questi passaggi che racconteranno se le due storie appartengono allo stesso affare.