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Politica internazionale

Israele, l’ombra di Qatar e Turchia sul voto: lo Shin Bet indaga

Il Likud denuncia presunti finanziamenti esteri per mobilitare l’elettorato arabo. Il presidente della Commissione elettorale chiede accertamenti, ma la polizia frena

A meno di 48 ore dalla chiusura delle urne in Israele, allo stallo politico si aggiunge il sospetto delle interferenze estere sul voto. Il Likud ritiene, infatti, che Qatar e Turchia siano la fonte dei fondi presumibilmente inviati ai gruppi arabi per la mobilitazione degli elettori: quanto basta perché il presidente della Commissione elettorale centrale, il giudice Noam Sohlberg, si rivolgesse al capo dello Shin Bet. Un’accusa che ora la stessa polizia respinge, dichiarando che non vi siano “prove a sostegno”.

Questa mattina, Solberg ha incaricato David Zini di avviare un’indagine su “sospetti riguardanti finanziamenti esteri e sospetti di corruzione elettorale da parte di entità straniere”. Martedì, lo stesso Zini aveva affermato che la giornata elettorale si era svolta al meglio, aggiungendo che le elezioni erano monitorate e condotte in modo “corretto e costruttivo”.

“Sono stati portati alla mia attenzione seri sospetti riguardo a un’indebita influenza sulle elezioni, esercitata attraverso finanziamenti forniti da entità straniere che agiscono contro gli interessi israeliani”, scrive Sohlberg. “Pur non potendo confermare la fondatezza di tali sospetti, ritengo che, dato il coinvolgimento di entità straniere, vi sia l’obbligo di indagarli a fondo”, ha aggiunto, precisando di attendere i risultati dell’indagine entro una settimana.

“Le elezioni in Israele sono state rubate da partiti arabi che sostengono il terrorismo e l’eliminazione dello Stato ebraico attraverso gravi reati penali quali corruzione, minacce, violenza, falsificazione e utilizzo di software illegali per mobilitare gli elettori”, aveva dichiarato ieri il Likud in una nota, poche ore dopo che un funzionario della Commissione elettorale centrale aveva respinto le accuse di frode.

I partiti a guida araba, Ra’am e Lista Unita, che partecipano regolarmente alle elezioni e detengono seggi alla Knesset, hanno conquistato 19 seggi, registrando un’affluenza senza precedenti da parte della comunità. Proprio questo aspetto ha attirato sospetti di infiltrazioni di vario genere.

Le accuse di brogli sono giunte mentre il leader della Lista Unita dichiarava alle agenzie di stampa internazionali che, pur essendo disposto a collaborare con un governo guidato dall’opposizione, non era affatto aperto ad aderire direttamente a tale coalizione. “Non vediamo la possibilità di entrare a far parte di una coalizione di governo israeliana nelle attuali circostanze politiche, soprattutto alla luce della guerra in corso a Gaza, degli insediamenti in Cisgiordania” e di altre problematiche, ha dichiarato Yousef Jabareen.

Il blocco anti-Netanyahu guidato da Gadi Eisenkot, con lo spoglio ancora in corso, ha messo in guardia tutti gli avversari contro lo sfruttamento politico delle accuse di interferenze straniere. “Israele deve fare tutto il possibile per salvaguardare l’integrità delle elezioni da qualsiasi tentativo di interferenza, manipolazione o disinformazione, e indagare a fondo su ogni denuncia”, afferma Eisenkot. “Allo stesso tempo, non si deve permettere agli attori politici di sfruttare la situazione per influenzare la data del giuramento della 26ª Knesset”.

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