Un Campo talmente largo da abbracciare persino i sostenitori di Hamas. Ieri Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, si è esibito in un paio di tweet su «X». Nel primo, si è domandato: «Quindi? È vietato inneggiare ad Hamas?» Nel secondo è stato ancora più esplicito: «Inneggiare al 7 ottobre non è un reato. C’è chi inneggia a Israele e chi inneggia ad Hamas. In una democrazia è assolutamente lecito». Acerbo, con le sue riflessioni, cercava di difendere la causa di Youssef Siher, fermato perché presunto ideologo del «Movimento 17 ottobre». Le reazioni sono state immediate e bipartisan. Per la senatrice Ester Mieli, di Fdi, quelle del segretario di Rc sono «parole vergognose». Ma la condanna è arrivata anche da sinistra, specie dai riformisti del Pd che sono saltati sulla sedia. Del resto è stata la segretaria del loro partito, Elly Schlein, ad aver chiesto tre giorni fa al senatore Andrea Crisanti, eletto tra i dem, di costituire il gruppo di Rc al Senato. Grazie al prestito di Crisanti, a Rifondazione basteranno 1500 firme a collegio per presentarsi alle Politiche (altrimenti avrebbe dovuto raccoglierne 6mila). Il più classico dei soccorsi rossi, per una coalizione chiamata a convincere tutti: dai «cattolici adulti» ai simpatizzanti di Yahya Sinwar. Il virologo ha definito la polemica «sterile», per poi immettere la sua dose di estremismo nel dibattito: «A Gaza serve votare, se lo scelgono i palestinesi ben venga Hamas». Comunque sia, persino Schlein ha provato a battere un colpo. Esplosa la bufera mediatica su Acerbo, il Nazareno ha chiesto al neo-alleato di scusarsi e di rettificare. Tant’è che il presidente del Copasir e deputato Pd Lorenzo Guerini, parlando col Giornale, aveva annunciato: «Adesso si scusa». Il segretario di Rc, invece, si è limitato a un lungo post in cui ha specificato di «non simpatizzare» per Hamas, accusando i «fiancheggiatori del genocidio» di scatenare una «polemica strumentale». I riformisti del Pd, però, hanno preso la questione molto sul serio. Se la senatrice Simona Malpezzi si è limitata a definire «gravi» le affermazioni rifondarole, Lia Quartapelle, parlamentare dem, è stata più netta: «Chi inneggia ad Hamas - dichiara al Giornale - non può far parte della coalizione di centrosinistra. Ed è grave che il Pd si presti a una cosa del genere». Se non è un ultimatum a Schlein e compagni, gli somiglia abbastanza. Toni simili anche dal senatore Filippo Sensi, che ha evidenziato come certi «limiti non andrebbero superati»: «Sono paladino - ha specificato - della libertà di pensiero e di espressione. Anche della mia, però, di dire che quelle parole sono gravi e sbagliate. E che non hanno niente a che vedere con la sinistra democratica». Ma che l’estremismo islamico non fosse inviso a Rifondazione comunista non è una novità. Acerbo è tra coloro che, in questi mesi, si sono sbracciati per chiedere la liberazione di Mohammad Hannoun, l’architetto giordano finito in carcere con l’accusa di guidare una cellula europea di Hamas.
La sinistra-sinistra di Schlein, svuotata dal voto operaio, cerca il consenso movimentista e l’approvazione della piazza. E, se dipendesse da lei, Acerbo sarebbe seduto in Parlamento da un pezzo. Magari a chiedersi, durante un intervento d’aula, «perché? Non si può inneggiare ad Hamas?».
