Io c’ero, sono stata in tutti e due i film: quello applaudito a Venezia vi inganna. Gli autori anche se israeliani usano un classico «blood libel», l’accusa del sangue, contro gli ebrei. Sul campo, ho indagato la guerra dell’Idf, la morte dei civili che Naza dipinge come una scelta di crudeltà e di sterminio. È vero il contrario. Il secondo schermo, quello di Netflix su cui il mondo vede Fauda: all’indomani del 7 ottobre, ho visitato i kibbutz carbonizzati, le case dei ragazzi e i kindergarten pieni di sangue, ho visto i morti ammassati, ascoltato genitori, bambini, testimonianze di stupri.
Il film di Venezia dimostra solo che quel salotto anela, forse inconscio, alle leggi razziali del 1938. Gli anonimi che affermano la decisione di colpire i civili, blaterano; i miei testimoni non sono anonimi. A Tze Elim sono entrata in tende tecnologiche da cui si guidano i soldati, edificio per edificio, casa per casa, galleria per galleria. Asaf, colonnello di 51 anni, e altri militari mi hanno spiegato come si ordina «stop, avanti, cambiate strada, distruggete, evitate». Scopo: la salvaguardia dei soldati e la protezione di civili, l’opposto del film. Mai in guerra un esercito ha fatto tanto per salvare i civili dell’altra parte. Ho incontrato gli avvocati che in base al diritto internazionale stabiliscono se sul campo si disegna un rischio di vita. In Fauda la strage delle belve si vede per la prima volta nelle puntate 7 e 8. Il grande pubblico non conosce i 53 minuti che molti giornalisti hanno visto girate dalle nukbe. Peccato. Ho parlato allora con Avida: assediato nel rifugio, con una gamba staccata dal corpo, ha visto uccidere la moglie Dana e Carmel, 15 anni, che gli ha detto «Seppelliscimi col mio skateboard», è sopravvissuto con Hadar, 13 anni. Nir, padre di Amit, 6 anni, rapito; mi disse che «è tifoso della Juve, vedrà che se la cava, poi lo porto in Italia». Intanto venivano strangolati i bimbi Bibas. In questi giorni avete davanti due schermi. Dice il Deuteronomio: «Io ho posto davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione...». Forse è tempo di scegliere la verità.