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Politica internazionale

Migranti, così la Danimarca socialista di Frederiksen ha attuato la stretta sugli ingressi

Gli elevatissimi indici di sovrarappresentazione della criminalità nelle statistiche sono stati una delle concause che hanno portato la premier ad attuare un socialismo pragmatico

Giro di vite sugli immigrati. "I condannati saranno espulsi"

Mette Frederiksen, premier danese, è stata la promotrice, insieme a Giorgia Meloni, della lettera “dei 22” alla presidenza di turno dell’Unione europea per chiedere l’incontro, che è avvenuto oggi, per discutere di quanto accaduto a Ceuta. Frederiksen è un’esponete del partito Socialista ma ha fatto suo il pragmatismo scandinavo che manca alla sinistra mediterranea nella gestione dei flussi migratori e nella gestione delle sicurezza del proprio Paese. Non è un caso che la premier danese abbia un ottimo feeling su questo tema con Meloni, con la quale ci sono frequenti interlocuzioni. Frederiksen è partita dai dati sulla criminalità, che fotografano un vero e proprio problema interno per il suo Paese, causato in modo indiretto o diretto dai flussi migratori. Per anni la Danimarca ha avuto una politica immigrazionista tra le più tolleranti ma ora è tra i Paesi che applicano tra le regole più stringenti, anche sui rimpatri.

Nel report diramato di recente sulla criminalità, relativo al 2025, si legge che “i discendenti da Paesi non occidentali sono sovrarappresentati nelle statistiche sulla criminalità rispetto alla dimensione del gruppo di popolazione”. Pur riscontrando una riduzione percentuale dei reati, nel documento si evidenzia che “sono soprattutto i discendenti maschi da paesi non occidentali a essere sovrarappresentati nelle statistiche della criminalità rispetto alla dimensione del gruppo di popolazione”. I discendenti maschi di origine non occidentale, si legge ancora, hanno un indice di criminalità corretto per l’età per la totale violazioni del codice penale pari a 262. Il gruppo presenta quindi circa 2,6 volte più persone — corrispondenti a una sovrarappresentazione del 162% — condannate per violazioni del codice penale di quante ce ne si potesse aspettare in base alla dimensione e alla composizione per età del gruppo. Nel merito delle violazioni concentrate sulle violenze, invece, nel report si sottolinea che “i discendenti maschi di origine non occidentale hanno un indice di criminalità corretto per l’età per reati di violenza pari a 293. Il gruppo ha quindi circa 2,9 volte più persone — pari a una sovrarappresentazione del 193% — condannate per reati di violenza rispetto a quanto ci si potesse aspettare in base alla dimensione e alla composizione per età del gruppo”. I Paesi più rappresentati in questa classifica sono Libano, Somalia, Iraq e il gruppo Menapt (Medio Oriente, Nord Africa, Pakistan, Turchia).

Appare evidente che Frederiksen sia stata quasi costretta a intervenire sull’immigrazione con misure molto decise: status di rifugiato quasi sempre temporaneo, obiettivo di “zero asilo”, soprattutto per arrivi irregolari, regole molto strette su ricongiungimenti familiari e numerose leggi anti-ghetto, ora chiamate “società parallele”, per ridurre le concentrazioni di stranieri in un unico quartiere, che poi diventa una società chiusa a se stante, con regole e sistemi suoi. Eppure, Frederiksen è socialista: andrebbe studiata la differenza di approccio con i suoi colleghi che operano più a sud.

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