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Politica internazionale

Occidente sotto attacco

Anarchici, fanatici e criminali non diventano un movimento popolare soltanto perché qualcuno li copre con una bandiera rossa

The Decathlon store in Piazza Cairoli looted by young protesters, Milan, October 18, 2026. ANSA/MATTEO CORNER

Milano devastata, negozi saccheggiati, bande di maranza che scambiano le strade per terre di conquista. E la sinistra che applaude e chiama protesta la violenza perché cerca nelle barricate i voti che non conquista nelle urne. Proprio chi grida al fascismo davanti a ogni divisa, davanti al tricolore, davanti a una repubblica che si protegge dalle aggressioni finisce per difendere costoro, le nuove camicie nere della violenza urbana. Il governo risponde. L’esercito sarà in strada senza poteri speciali. Ma quelli che contano li hanno già gli italiani perbene: hanno capito che questa non è protesta. Non è democrazia. Anarchici, fanatici e criminali non diventano un movimento popolare soltanto perché qualcuno li copre con una bandiera rossa. E si allunga un’ombra più inquietante. L’intelligence segue indizi di propaganda filorussa, Crosetto parla di guerra ibrida. Da Mosca a Teheran il fronte ostile all’Occidente esiste: un legame diretto con gli scontri italiani è vicino a essere provato, così come il legame con Francia e il resto d’Europa. Il regime iraniano chiama Israele il piccolo Satana e l’America il grande Satana. Ma quel diavolo oggi siamo noi, l’anello debole delle democrazie. L’Europa svenduta per quattro denari ai capitali di teocrazie e regimi, senza peso e senza visione. Intrusa nel suo stesso mondo. Ecco cosa hanno nel mirino: i residui occidentali democratici e liberali, quelli che non vendono la libertà al fanatismo per un pugno di voti. Marx ha trovato casa nella Cina comunista dal sorriso confuciano, la più grande balla dal Dopoguerra. Reagan sapeva che la libertà è sempre a una generazione dall’estinzione. Se il rosso diventa il nuovo nero, non possiamo chiamare all’improvviso politica la violenza.

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