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Politica internazionale

Pronte le piazze per i filo Hamas: “Data importante per i palestinesi”

Gli epigoni di Hannoun guidano la rivolta: “Non c’è fine del genocidio senza fine del sionismo”

Il 7 ottobre è alle porte, ma la macchina dell’odio è pronta da tempo e in testa ci sono i gruppi islamisti. Hanno deciso di preparare il terreno per quello che loro considerano un giorno di festa. Il giorno in cui sono stati massacrati oltre 1200 ebrei per mano del terrorismo palestinese. In testa all’organizzazione della macchina Propal ci sono i giovani palestinesi italiani (Gpi), che hanno preso le redini da Mohammad Hannoun, il giordano filo Hamas in carcere con l’accusa di essere a capo della cellula terroristica in Italia. I Gpi hanno infatti indetto piazze in tutta Italia, molte delle quali non sono state però nemmeno segnalate alle Questure competenti.

Spiccano, per violenza, le locandine di Bergamo e Lecco. Nella prima scrivono che «il 7 ottobre 2026, a Bergamo, in occasione del terzo anniversario da una data fondamentale, per il popolo palestinese si scende in piazza», mentre a Lecco sostengono che «non c’è la fine del genocidio senza la fine del sionismo». Secondo loro, quindi, finché ci sarà Israele, non si smetterà di lottare. Perché quello che vogliono è la distruzione di un popolo che non hanno mai accettato e non si nascondono, sanno di poterlo liberamente gridare nelle piazze usando le libertà che la democrazia occidentale, da loro tanto odiata, permette.

All’università Statale di Milano, appuntamento che si unisce a quelli negli atenei di Bologna e Torino, il 7 ottobre è in programma la proiezione «Colpevoli di Palestina» sul caso di Anana Yaeesh, in carcere in Italia con l’accusa di terrorismo, visto dal punto di vista dei pro Pal secondo i quali esiste il «tema della repressione dei prigionieri palestinesi, a partire dal contesto italiano». A Napoli, con tanto di simbolo con falce e martello incrociato a un fucile automatico, e combattente armato sulla locandina, è stata rilanciata una manifestazione per il 7 ottobre perché «chi è contro il genocidio deve stare dalla parte di tutta la resistenza». Dove «tutti» è scritto in maiuscolo, a sottolineare la legittimità dell’azione di Hamas del 2023. Accanto ai gruppi dichiaratamente Propal, che sono gli studenti palestinesi e i movimenti per la Palestina, ci sono le espressioni della sinistra radicale parlamentare, come Potere al Popolo (PaP), che da tempo ha saldato un nuovo sodalizio con l’islam italiano, seguendo le orme di quanto fatto già in Francia e Germania, per esempio, dove questa saldatura sta creando enormi problemi di sicurezza. Proprio Pap, a Lucca, ha convocato per il 7 ottobre un presidio «con il popolo palestinese contro ogni oppressione» in vista del 10 ottobre, quando è stata chiamata la «grande manifestazione». Ma attorno a questa data si stanno muovendo diverse realtà, studentesche e non, che stanno provando a restare in scia sfruttando la visibilità per ottenere qualche beneficio da una tragica ricorrenza. A Milano, il 6 ottobre, scendono in piazza gli «studenti Antifa» insieme ai centri sociali, mentre il 5 ottobre, sempre a Milano, il Centro Occupato Autogestito ha convocato un’assemblea in un circolo anarchico milanese, il Bruzzi-Malatesta, che attualmente risulta anche sotto minaccia di sgombero da parte del Comune. «Uniamo le lotte», è lo slogan sotto il quale si muove l’incontro.