Domani gli svedesi voteranno per il rinnovo del Riksdag, ma sullo sfondo c’è soprattutto il possibile ingresso al governo degli Sweden Democrats, il partito nazionalista e anti-immigrazione guidato da Jimmie Åkesson. Per la prima volta dalla sua nascita, la formazione che per anni è stata considerata politicamente impresentabile potrebbe sedere formalmente al tavolo dell’esecutivo.
Il centrosinistra di Magdalena Andersson è ancora davanti nei sondaggi, ma non abbastanza da mettere in cassaforte il risultato. Le rilevazioni pubblicate negli ultimi giorni descrivono una corsa estremamente ravvicinata. Il blocco di centrosinistra viaggia fra 175 e 180 seggi sui 349 del Parlamento, contro i 169-174 della coalizione di centrodestra.
Gli Sweden Democrats si aggirano nei sondaggi intorno al 19-20%, una dimensione che potrebbe consentire ad Åkesson di rivendicare un’influenza ancora maggiore sulla futura agenda di governo. Secondo Ekot/Indikator, il blocco dei partiti di governo si attesta al 47,6%, contro il 50,8% dei partiti rosso-verdi, con un distacco di 3,2 punti. Un’altra fotografia, quella di DN/Ipsos, riduce invece il margine a appena 0,3 punti.
Il dato politico, dunque, è chiaro: la partita non è affatto chiusa.
I numeri raccontano alla perfezione l’evoluzione recente della politica svedese. Gli Sweden Democrats sono passati in poco più di un dieci anni dalla marginalità alla posizione di secondo partito del Paese. Nel 2010 entrarono per la prima volta in Parlamento con il 5,7% dei voti. Nel 2022 hanno raggiunto il 20,5%, conquistando 73 seggi e superando persino i Moderati di Kristersson. I Socialdemocratici rimasero il primo partito con il 30,3%, ma il blocco di destra ottenne complessivamente una maggioranza parlamentare risicata, 176 seggi contro 173.
Kristersson è diventato primo ministro alla guida di una coalizione composta da Moderati, Democratici Cristiani e Liberali, mentre gli Sweden Democrats sono rimasti fuori dalla compagine governativa. Hanno però sostenuto l’esecutivo attraverso l’accordo di Tidö, diventando determinanti nella definizione delle politiche della maggioranza.
Quattro anni dopo, la situazione è mutata radicalmente. Kristersson ha annunciato che, in caso di vittoria della destra, gli Sweden Democrats potranno entrare nell’esecutivo e ottenere ministeri. Una svolta rispetto alla posizione mantenuta dallo stesso premier in passato: nel 2018 Kristersson aveva promesso alla sopravvissuta all’Olocausto Hedi Fried che non avrebbe collaborato con il partito. Oggi, invece, il premier difende apertamente la collaborazione con Åkesson. E la normalizzazione del partito appare ormai compiuta almeno sul piano parlamentare.
La questione migratoria è diventata centrale per l’intero sistema politico svedese. Il governo Kristersson ha irrigidito le norme sull’immigrazione, mentre il numero delle richieste d’asilo è precipitato rispetto al picco della crisi del 2015. Dal gennaio 2026 il governo offre incentivi economici fino a 350.000 corone (circa 32.000 euro) agli immigrati che scelgono di lasciare volontariamente il Paese, anche se finora le adesioni sono state molto basse (circa 171 persone nei primi mesi). Ma il cambiamento non riguarda soltanto la destra. Anche i Socialdemocratici hanno assunto posizioni più dure sull’immigrazione rispetto al passato, segno di quanto il tema sia ormai penetrato nel centro della politica nazionale.
Il partito, tuttavia, continua a portarsi dietro il fardello della propria storia. Gli Sweden Democrats hanno avuto origini legate a gruppi neonazisti e suprematisti bianchi. Nel giugno dello scorso anno, il partito fece pubblicamente ammenda per i suoi passati legami con il nazismo e per l’antisemitismo, nell’ambito degli sforzi per presentare un’immagine nazional-conservatrice capace di governare.
Ma a rendere avvero complesse queste elezioni è anche la crisi nel centrosinistra. Socialdemocratici, Verdi, Partito di Centro e Sinistra condividono l’obiettivo di impedire l’ingresso degli Sweden Democrats al governo, ma divergono su un ventaglio molto ampio di questioni: tasse, energia e soprattutto sulla composizione dell’eventuale esecutivo.
Andersson, ex premier e leader dei Socialdemocratici, rimane la figura più forte dell’opposizione. Il suo schieramento, meno. Il Partito di Centro, invece, resta riluttante a entrare in un esecutivo insieme alla Sinistra, mentre quest’ultima vorrebbe una partecipazione diretta al governo e non soltanto un appoggio esterno. La coalizione alternativa a Kristersson potrebbe dunque nascere già attraversata dalle divisioni che oggi la tengono insieme soltanto nell’opposizione alla destra.
La campagna non ha però ruotato esclusivamente attorno al tema migratorio, ma ha investito criminalità, welfare, costo della vita, occupazione e sicurezza. Su Ucraina e riarmo, invece, le principali forze politiche presentano posizioni largamente convergenti, mentre l’ingresso della Svezia nella Nato nel 2024 non lascia più dubbi sulla collocazione internazionale del Paese.
