Agente ferito alla Leopolda costretto a pagarsi il ticket «Umiliano il nostro lavoro»

Il «conto» dell'Asl al poliziotto in pronto soccorso dopo gli scontri di piazza. Il Siulp: «Sconcertante»

Lodovica Bulian

Milano «Il punto non sono i dieci euro, mi pare ovvio». Il «problema» è «come sia possibile» che dopo otto ore di servizio in piazza, al termine di una giornata trascorsa a fare da bersaglio a pietre, fumogeni e altri oggetti volanti sputati da un serpentone indistinto e rabbioso, un uomo dello Stato si presenti in pronto soccorso e se ne esca con il certificato medico da una parte e la «fattura», meglio nota come «ticket», dall'altra. Sono dieci euro, grazie. Come tutti i normali pazienti, chiamati a versare il contributo previsto dalla Regione Toscana per la «digitalizzazione delle prestazioni diagnostiche per immagini».

Poco importa che a vedersela consegnare sia stato un agente di 30 anni, giunto a Firenze da Bologna insieme a un contingente di 120 poliziotti a rinforzo della questura, per garantire che il raduno del renzismo alla Leopolda si svolgesse in sicurezza. Al riparo da un corteo «pacifico» di protesta sfociato in attimi di guerriglia urbana, con le forze dell'ordine costrette a rispondere con le cariche al getto di barre di ferro, pietre e bombe carta.

Solo a incendio ormai sopito, perché, come ricorda Amedeo Landino, segretario del Siulp Bologna, «non ci sono cambi in queste situazioni, si continua il servizio fino al termine della manifestazione», un dolore insistente al braccio, provocato dagli urti e dalla pressione dello scudo, ha spinto il giovane agente a recarsi al pronto soccorso del Santa Maria Nuova. Dove se l'è cavata con un lieve trauma e qualche giorno di prognosi. Ma allegata alla diagnosi, ecco la distinta di pagamento: per la visita e la radiografia al gomito, quantificata in 51 euro, l'Asl toscana richiede 10 euro.

D'altronde, lo prevede la Regione, che ha istituito un contributo fisso per il servizio di digitalizzazione delle procedure diagnostiche per immagini (cioè produzione, archiviazione, trasmissione), a eccezione dei casi di «pre ricovero, post ricovero e dimissione protetta».

«La divisa evidentemente non è bastata» ironizza Landino, che più seriamente sottolinea lo sconcerto «nel vedersi trovare costretti anche a pagare dopo una giornata di guerriglia, dove i colleghi sono stati oggetto di lanci di pietre, bombe carta e sbarre metalliche. Una giornata passata a parare ogni tipo di colpo, al servizio della collettività». Il punto, «non è il costo, cioè i 10 euro, ma l'impatto che episodi del genere hanno sul morale degli agenti. Vengono demotivati e amareggiati. Il loro lavoro viene umiliato».

Il paziente poliziotto non ha ancora saldato, ma «lo farà entro i termini» assicura la Siulp, che intende vederci chiaro: «Scriveremo all'azienda sanitaria pere capire se vi sia stato un errore o se si tratti di un vulnus normativo. Casi del genere purtroppo non sono nuovi, si sono ripetuti anche in passato». Assestando nuovi colpi a un sistema di tutela «molto fragile», fatto di iter burocratici che per il riconoscimento della causa di servizio, e dunque del diritto al rimborso delle spese mediche sostenute, possono durare anni, «anche dieci». «Quando i colleghi si infortunano durante scontri come quelli della Leopolda, per curarsi anticipano tutto di tasca propria confidando in un risarcimento tardivo». E, sempre più spesso, finendo per rivolgersi ad assicurazioni private. Sul sito della Regione Toscana si legge che sono esentati dal contributo in questione disoccupati, invalidi di guerra, titolari di assegni sociali, infortunati sul lavoro - per i poliziotti questa definizione non vale - titolari di pensione minima, vittime di terrorismo e criminalità organizzata. Non compaiono le forze dell'ordine, né i poliziotti feriti da piazze violente e spesso impunite. No, l'addebito non è stato un errore.

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