Artin, il curdo-iraniano annegato a 15 mesi con tutta la sua famiglia

Fuggiti in agosto. Poi i trafficanti in Turchia, passati per Italia e Francia. Fatale la Manica

Artin, il curdo-iraniano annegato a 15 mesi con tutta la sua famiglia

Le partenze indiscriminate causano ancora morti. Stavolta è la Norvegia a dover assistere all'ennesimo strazio con il corpo di un bambino di 15 mesi recuperato dalla polizia locale lo scorso Capodanno e identificato solo nei giorni scorsi. Il piccolo Artin, curdo-iraniano, era annegato insieme alla famiglia che il 27 ottobre 2020 stava cercando di attraversare la Manica dalla Francia verso il Regno Unito. La polizia precisa che il corpo era stato trovato vicino a Karmoy, ma solo adesso, attraverso il riscontro del Dna, è stato possibile dare un nome al piccolo. I suoi resti verranno mandati in Iran per la sepoltura. «Professionisti qualificati del dipartimento di scienze forensi dell'ospedale universitario di Oslo - spiega una nota degli investigatori - sono riusciti a recuperare i profili del Dna corrispondenti». Le altre vittime sono Rasoul Iran-Nejad, 35 anni, Shiva Mohammad Panahi, 35 , Anita, 9, e Armin, 6. La famiglia proveniva dalla città di Sardasht nell'Iran occidentale, vicino al confine con l'Irak. Sul naufragio è stata aperta un'inchiesta a Dunkerque dalla procura francese.

La famiglia, della minoranza curda emarginata dal punto di vista politico ed economico, era partita il 7 agosto 2020 da Sardasht. Prima il viaggio attraverso la Turchia, poi la traversata del Mediterrano verso le coste dell'Italia, su un'imbarcazione di trafficanti di esseri umani. Quindi un altro viaggio affidandosi ai passeur che portano i migranti sulle coste francesi del Nord. Il 27 ottobre la partenza dalla spiaggia di Loon, con l'imbarcazione che si ribalta e tutta la famiglia annegata, compreso il piccolo Artin di 15 mesi.

Intanto le ong nel Mediterraneo restano a «bocca asciutta» e attendono inutilmente l'arrivo di barconi, che in zona Sar libica vengono riportati indietro dalla Guardia costiera di Tripoli. Oscar Camps, direttore di Proactiva Open Arms, ammette candidamente ciò che è evidenziato dagli inquirenti che hanno indagato alcune ong nell'inchiesta di Trapani. Ovvero che senza partenze e con diverse navi in fermo amministrativo per irregolarità, le organizzazioni non governative stanno perdendo fondi «Cinque navi bloccate dal governo italiano - twitta Camps -: Alan Kurdi, Open Arms, Sea Watch 3 e 4 e Sea Eye 4. Agiscono contro il diritto marittimo internazionale, guadagnando tempo e punendoci finanziariamente. Quello che non sanno è che dietro ci sono milioni di persone che continueranno a sostenerci». Un modo per darsi la zappa sui piedi ammettendo che vanno alla ricerca dei migranti per prendere più fondi.

Nei primi 7 giorni di giugno sono arrivati appena 373 clandestini, contro i 1.831 dello stesso periodo dello scorso anno. Il picco più alto si è avuto il 1° giugno con 237 immigrati giunti sulle coste italiane. Domenica ne sono sbarcati, invece, 58. La maggior partearriva da Paesi in cui non ci sono conflitti. Da inizio anno sono approdati sulle nostre coste 2.608 immigrati del Bangladesh, 2.113 della Tunisia, 1.410 della Costa d'Avorio, 971 dell'Eritrea, 958 dell'Egitto, 945 della Guinea, 905 del Sudan, 623 del Marocco, 568 del Mali, 456 dell'Algeria e 3.508 di altre nazionalità. Con il nuovo governo di unità nazionale in Libia e con una stabilità maggiore, la Guardia costiera sta salvando e riportando indietro migliaia di persone. L'Italia sta pensando, con il piano anti migranti voluto dal premier Mario Draghi, di fornire nuovi mezzi, soprattutto motovedette, alla capitaneria del Paese Nord africano.

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