La tensione per la maorte di Abderrahim Fakir si trasferisce dalle indagini alla piazza. La manifestazione organizzata lunedì nel centro di Bologna per chiedere verità e giustizia per il 42enne morto al Pilastro domenica mattina mentre due agenti cercavano di immobilizzarlo è degenerata in pesanti scontri con le forze dell'ordine. Bombe carta, atti vandalici su vetrine di banche e negozi, slogan contro la polizia e lanci di oggetti contro gli uomini in divisa, che hanno risposto con cariche e idranti per disperdere la folla.
Il bilancio è di 64 agenti feriti, con prognosi tra i 3 e i 35 giorni, 5 feriti tra i manifestanti, sei mezzi della polizia danneggiati, automobili in fiamme e un arresto per resistenza a pubblico ufficiale, mentre numerosi altri partecipanti agli scontri sono stati identificati dalla Digos, e la loro posizione è ora al vaglio degli investigatori.
Le violenze di piazza innescano la dura presa di posizione della premier, Giorgia Meloni."Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile", scrive sui social la presidente del Consiglio, chiarendo che "sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore". Ma anche se "la verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno", aggiunge Meloni, "nulla può giustificare la violenza contro le forze dell'ordine". Si dissocia dalle violenze il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, sostenendo che i facinorosi erano una "altra piazza" rispetto a quanti hanno manifestato pacificamente, ma il centrodestra lo accusa di aver soffiato sul fuoco e il capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, ne chiede le dimissioni. Duro con gli antagonisti anche Fabio Anselmo, avvocato della famiglia di Fakir e già legale nei casi Aldrovandi e Cucchi: "Quelli che si stanno comportando in modo criminale a Bologna attacca - sono amici di chi sta tentando di negare verità e giustizia per Fakir".
Ma chi starebbe tentando di negare verità e giustizia per il 42enne morto? Detto dell'invito della premier a fare chiarezza, l'indagine sta entrando nel vivo, e per chiarire i fatti gli inquirenti potranno contare anche sul video girato da uno dei due agenti con la propria bodycam, e poi spontaneamente messo a disposizione della procura, che è ora alle prese con i primi accertamenti tecnici. Oggi è atteso l'incarico per l'autopsia, affidata a un collegio composto da diversi specialisti. L'esame dovrà chiarire le cause del decesso, il possibile ruolo dello spray urticante, l'origine delle lesioni al volto e l'incidenza delle patologie pregresse di Fakir, asmatico e con problemi cardiaci. Parallelamente all'esito dell'esame autoptico, gli investigatori stanno ricostruendo quanto accaduto, basandosi sul video girato dall'alto da un testimone e dal filmato della bodycam, oltre che da altri video forniti dalle persone presenti sulla scena e a quelli delle telecamere di sorveglianza della zona.
La polizia è stata chiamata alle 11:59 di domenica, e gli agenti, di 23 e 28 anni, hanno allertato il 118 alle 12:17, mentre il decesso dell'uomo è avvenuto alle 12.53. Al vaglio, naturalmente, anche il rispetto delle linee guida operative da parte dei due agenti e la procedura seguita dal 118, che ha inviato un'ambulanza con volontari della Croce Rossa e senza medico.
Importante, come detto, ricostruire le condizioni di salute della vittima. Oltre all'asma e ai problemi di cuore, ieri è emerso anche che Fakir avrebbe avuto un contatto con un centro di salute mentale del capoluogo emiliano, decidendo però di non proseguire il percorso di cura.
Un altro elemento ora al vaglio degli investigatori, e che troverebbe un riscontro con gli eventi ricostruiti finora: al 118 i due poliziotti avrebbero segnalato la presenza di un uomo in possibile crisi psichiatrica.
Intanto, se l'avvocato Anselmo critica la scelta di assegnare le indagini alla polizia, corpo a cui appartengono le persone coinvolte, e stigmatizza l'enfasi sui precedenti del 42enne (piccoli precedenti per droga e mancato rispetto dell'obbligo di residenza), a suo dire finalizzati a screditarne la figura, il legale dei due poliziotti,
Gabriele Bordoni, difende l'operato degli agenti ("Non ho visto nulla di esuberante"), racconta di due giovani uomini addolorati per la tragedia e
sottolinea la libera scelta di uno dei due agenti di registrare l'intero intervento durato una mezz'ora con la propria bodycam, una prova secondo il legale che il poliziotto "non avesse intenzione di agire in maniera anomala".
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